«Corridoi umanitari in tutta l'Ue»
PARIGI«A breve attraverserò il tunnel del Frejus, potrebbe cadere la linea...». Raggiungiamo al telefono Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche italiane (Fcei), sul treno appena prima del confine con la Francia. È impegnato in una missione che fa onore a tutta Italia: quella di esportare la pratica dei corridoi umanitari, promossi in Italia insieme alla Comunità di Sant'Egidio, Oltralpe. L'idea è semplice e permessa dai trattati europei: i profughi arrivano direttamente in aereo, senza rischiare la vita e già identificati fuori dai confini italiani. Proprio ieri altre 52 persone sono atterrate a Fiumicino in sicurezza: così il progetto ha già raggiunto 850 fuggitivi, manca poco alla quota di mille fissata inizialmente. Pastore, siete quasi giunti al termine, per voi è tempo di bilanci: siete soddisfatti?«Siamo decisamente soddisfatti, ci aspettavamo però che più paesi europei ci imitassero. A Parigi la replica sarà ecumenica come la nostra: protestanti e cattolici insieme. L'elemento positivo è che la pratica si comincia a diffondere ma troppo timidamente». Avete detto da subito che volevate dimostrare alla politica che un altro modo di gestire il fenomeno migratorio è possibile. Ci siete riusciti? «Io spero di sì, ma sotto questo profilo l'Ue è ampiamente deficitaria. Noi non condividiamo assolutamente quello che il governo italiano dice sulle Ong, ma comprendiamo perché lo dice. Sembra chel'Unione capisca solo i ricatti, questa sfida non può essere raccolta solo dall'Italia. Macron, ad esempio, ha ripetuto quella distinzione tra rifugiati e migranti economici, che noi sembra piuttosto artificiosa. Con l'osservatorio che abbiamo a Lampedusa abbiamo incontrato persone che vengono da Paesi subsahariani e durante il viaggio hanno subito un inferno. A loro che fai li guardi in faccia e gli dici: "Tu torni a casa?". Mi sembra pazzesco». Trattenere i migranti in Libia, maggiori restrizioni alle Ong che salvano la vita in mare. Vi aspettavate qualcosa in più dal vertice di Parigi?«Staremo a vedere cosa succederà a Tallin, ma sono proposte discutibili. Come si fa a pensate di trattenere queste persone in paesi in cui diritti umani sono inesistenti? Abbiamo raccolto centinaia di testimonianze di persone torturate mentre attendevano di salire sul gommone»È possibile far diventare i corridoi umanitari una prassi europea?«Io credo che sia possibile, auspicabile. Sappiamo che in diversi Paesi sono allo studio. Nel resto d'Europa, però, sembra più difficile la collaborazione tra gli Stati e le realtà della società civile. Poi, come in Italia, c'è la paura del populismo».La solita differenza tra la realtà del fenomeno e la sua percezione?«Sì, credo sia così». (a. s.)©RIPRODUZIONE RISERVATA