Crescono gli occupati in Canavese
di Rita Colaw IVREAI numeri dicono che, nei primi cinque mesi del 2017, c'è un saldo occupazionale con il segno più. Nel dettaglio: il sistema produttivo canavesano ha assunto 15.511 lavoratori a fronte di 12.725 uscite. Sommando il dato al calo consistente del numero di ore di cassa integrazione autorizzate (- 37% in Piemonte) e al fatto che, nell'ultimo periodo, tre imprese siano state in Canavese per cercare spazi per insediarsi, Confindustria si concentra su questa differenza positiva e legge i numeri come un inizio concreto di ripresa locale. I dati sono stati elaborati dalla stessa Confindustria e dai Centri per l'impiego del Canavese e sono stati presentati giovedì mattina. Anche gli iscritti ai Centri per l'impiego sono diminuiti: 36.775 contro i 37.080 dell'anno precedente. I segnali positivi non cancellano le contraddizioni, forse tipiche dei periodi di trasformazione. La maggior parte dei contratti è a tempo determinato (10.114), quelli a tempo indeterminato 1.484. Spulciando i numeri dei Centri per l'impiego del Canavese, inoltre, si ha la fotografia delle varie aree produttive del territorio: più "giovane" l'area di Ivrea, più occupazione over cinquanta per l'Alto Canavese.Cristina Ghiringhello, direttrice di Confindustria Canavese, punta sull'ottimismo: «I segnali sono incoraggianti e lo vediamo anche nelle aziende nostre associate». In sostanza: crescono e assumono lavoro qualificato le imprese che hanno puntato su innovazione e internazionalizzazione. La contraddizione sta nel disallineamento tra la domanda e l'offerta. E, tra i dati da registrare niente affatto positivi, c'è quello di un calo del 9,6% nell'area della Città metropolitana di avviamenti al lavoro delle donne. «I dati di Agenzia Piemonte Lavoro - dice Armanda Romano, responsabile del Centro per l'impiego di Ivrea - raccontano nel dettaglio il nostro territorio. Crescono, su Ivrea, le assunzioni dei giovani, più 9,5% rispetto a una media della Città metropolitana dello 0,3%».Molte sono le imprese che cercano ingegneri e periti qualificati nella meccanica fine e nell'informatica con un ottimo inglese, ma fanno fatica (molta) a trovarlo. Anche i nuovi settori (turismo e attività ricettiva) sono costretti a guardare fuori zona. Qualche esempio? Vistaterra, ultima nata tra le iniziative imprenditoriali che puntano sulla diversificazione e avrà oltre 100 occupati a regime, fatica a reperire figure. Nel chivassese, nei prossimi mesi cominceranno i colloqui per la selezione del personale per il nuovo Bennet con galleria commerciale e i posti disponibili sono tanti. Enrico Scammacca è il responsabile del Centro per l'impiego di Chivasso. E racconta un aneddoto che fa comprendere bene lo iato tra domanda e offerta. «Un'azienda voleva fare un corso per formare personale da assumere un programmatore Sap (una piattaforma software per funzioni contabili e gestionali). Ho inviato 550 messaggi a giovani iscritti al nostro centro. Ho avuto una quindicina di risposte, disponibili a fare il corso: uno». Sull'incontro tra domanda e offerta, però, qualcosa si può fare. Anzi, molto. Cristina Ghiringhello è convinta: «Serve un sempre maggiore raccordo tra scuola e impresa, università e aziende del territorio per portare le competenze dei giovani all'interno delle realtà imprenditoriali». Perché è vero che i dati dicono che l'occupazione giovanile è cresciuta, ma è ancora insufficiente. C'è, poi, un problema di appeal del territorio e di imprese mediamente poco inclini a raccontarsi. Ancora Ghiringhello: «Noi ci proviamo. Crediamo in questo territorio».