Saronno, decessi in corsia In 14 rischiano il processo

BUSTO ARSIZIOSono quattordici le richieste di rinvio a giudizio a vario titolo depositate dalla procura della Repubblica di Busto Arsizio a chiusura dell'inchiesta sui casi di morti sospette al pronto soccorso di Saronno, nell'ambito della quale sono stati arrestati, il 29 novembre scorso, l'ex viceprimario del reparto, Leonardo Cazzaniga, e la sua amante, l'infermiera Laura Taroni.Il medico è stato già rinviato a giudizio con l'accusa di aver portato alla morte per avvelenamento da farmaci quattro pazienti, oltre che per falso ideologico. È poi accusato anche di concorso in omicidio e lesioni personali per la morte del marito dell'infermiera, Massimo Guerra, che secondo gli accertamenti compiuti sarebbe stato ucciso sempre attraverso la somministrazione di un mix letale di medicinali.La richiesta, che porta la firma del Procuratore capo di Busto Gianluigi Fontana e del pm Maria Cristina Ria, riguarda non solo i presunti omicidi in corsia, ma anche una serie di comportamenti illeciti da parte di alcuni medici dell'ospedale e di alcuni dei membri della Commissione medica interna. Sono accusati a vario titolo di omessa denuncia e falso ideologico. Tra questi anche l'ex primario del pronto soccorso di Saronno, Nicola Scoppetta, che si trova agli arresti domiciliari da marzo. L'udienza preliminare dovrebbe essere fissata entro le prime due settimane di luglio.I carabinieri di Saronno impegnati nelle indagini avevano sequestrato un'ottantina di cartelle cliniche di casi seguiti da Cazzaniga. Alcuni di essi sono stati stralciati dall'inchiesta, così come sono stati già stralciati i casi relativi alla morte del suocero di Laura Taroni, Luciano Guerra, e di sua madre Maria Rita Clerici, per le quali è già formalmente indagata la coppia di amanti "diabolici".I medici facenti parte della commissione chiamata a valutare l'operato di Cazzaniga in pronto soccorso, per la Procura, devono invece essere chiamati a rispondere dei reati di omessa denuncia e di favoreggiamento. Tra loro anche il direttore sanitario dell'ospedale, Paolo Valentini.L'indagine sulle morti in corsia a Saronno, denominata dagli investigatori "Angeli e Demoni", era partita grazie alla coraggiosa denuncia di un'infermiera, Clelia Leto, la quale più volte si rifiutò di eseguire le istruzioni di Cazzaniga nel somministrare il suo micidiale "cocktail" di farmaci ai pazienti loro affidati e decise di rompere quella cortina di silenzio. A lei si affiancarono altri due infermieri che segnalarono alla dirigenza il comportamento di Cazzaniga. Se il giudice per le indagini preliminari accoglierà le richieste avanzate dai magistrati della Procura, il medico dovrà rispondere in giudizio anche dell'accusa di minacce aggravate ai danni della donna che con le sue rivelazioni ha consentito agli inquirenti di scoperchiare il caso.