Rischio esuberi all'Ilva, è protesta
ROMAIn aumento le pensioni agli ex dipendenti pubblici, la cui spesa annua sale a 67,5 miliardi di euro, mentre l'assegno medio mensile supera i 1.828 euro, anche se il 17,5% si ferma sotto i mille euro al mese. Calano, invece, le pensioni per gli artisti e gli sportivi professionisti usciti di scena, con la spesa complessiva che scende a 924 milioni di euro. In questi casi, però, le differenze tra le due categorie arrivano ad essere marcate: quasi la metà degli assegni ai lavoratori dello spettacolo è sotto i 750 euro al mese, mentre per gli sportivi uno su due è tra 1.500 e 3.000 euro. A fotografarle è l'ultimo Osservatorio pubblicato dall'Inps, aggiornato all'inizio di questo anno, che in particolare indica il numero delle pensioni della gestione dipendenti pubblici in vigore a gennaio in 2.843.256, per un importo complessivo annuo di 67.577,3 milioni di euro ed un importo medio mensile pari a 1.828,27 euro. Dati che, rispetto all'anno precedente, fanno registrare un incremento dello 0,8% nel numero delle pensioni (erano 2.819.751 nel 2016) e dell'1,9% per quanto riguarda gli importi annui in pagamento (erano 66.309,8 milioni del 2016). Guardando le classi di importo mensile, però, oltre al fatto che il 17,5% delle pensioni pubbliche è sotto i 1.000 euro al mese, emerge anche che il 50,9% è tra i 1.000 e 1.999,99 euro, il 23,4% tra i 2.000 e 2.999,99; l'8,3%, invece, ha un importo dai 3.000 euro mensili in su.TARANTOL'Ilva rischia di dover subire dai 5.000 ai 6.000 esuberi: una sforbiciata drastica al personale che inizierà a prendere forma quando il colosso siderurgico passerà dall'attuale amministrazione straordinaria alla cordata vincitrice della gara, con ogni probabilità il tandem ArcelorMittal - Marcegaglia scelto dai commissari straordinari. Sono numeri «inaccettabili», hanno detto all'unisono i tre segretari generali di Fiom, Fim e Uilm: Maurizio Landini, Marco Bentivogli e Rocco Palombella uscendo dal ministero con facce piuttosto tese, dopo aver preso visione dei piani industriali e occupazionali presentati dalla cordate concorrenti durante l'incontro con il ministro Carlo Calenda e con i commissari straordinari Enrico Laghi, Pietro Gnudi e Corrado Carrubba. Sulle gradinate del ministero, i sindacati hanno aperto il fronte, nel tentativo di far modificare i numeri, tanto più pesanti se si pensa che oggi il gruppo Ilva lavora a scartamento ridotto e con 4.100 dipendenti in cassa integrazione (3.300 tra Taranto e Marghera e 800 tra Genova e Novi). Secondo quanto riferito dai sindacati, il piano ArcelorMittal e Marcegaglia prevede 4.800 esuberi da subito per poi salire a 5.800 nel 2023. Tenuto conto che il gruppo Ilva ha in tutta Italia 14.200 dipendenti, questo significa che si partirebbe con una forza lavoro di 9.400 addetti per poi scendere a 8.400 nel 2023. Mentre la cordata Acciaitalia prevede 6.400 esuberi e con una forza lavoro di circa 7.800 addetti alla fine del 2018 per poi far risalire l'occupazione fino a 10.800 addetti nel 2024. Differente fra le due cordate anche il costo medio annuo per lavoratore che per ArcelorMittal e Marcegaglia arriva al 2023 di 52.000 euro mentre per Acciaitalia arriva al 2023 a 44.000 euro. Nel corso dell'incontro è stato comunque sottolineato che l'attuale cassa integrazione straordinaria copre e coprirà la gran parte degli esuberi, potendo anche venire incrementata in futuro.«Si continua ad addossare sul lavoro la responsabilità di tenere in piedi aziende strategiche per il Paese» ha detto Landini, sottolineando che in entrambi i piani oltre all'alto numero di esuberi c'è anche il costo annuo medio degli addetti a evidenziare una riduzione degli stipendi.Palombella prima dell'incontro ha persino detto: «Se i tagli restano questi non li facciamo entrare a Taranto», riferendosi ai nuovi acquirenti.