«Grande Aprilia qui c'è tutto per fare bene»

di MAURO CORNOÈ un bel matrimonio quello tra Aprilia e Aleix Espargaro: lo storico marchio italiano e il pilota catalano stanno facendosi spazio nel Mondiale MotoGp e non nascondono le proprie ambizioni. Il suo è stato un avvio di stagione al di sopra delle aspettative. «Sinceramente non pensavo di andare così forte, è vero che lo scorso anno l'Aprilia ha svolto un buon lavoro ma non era facile immaginare che saremmo stati tra i primi sei, come in Qatar, o i primi nove, come è successo a Jerez, e lottare così fin da subito. Se sono arrivato qui è perché credevo nel progetto e nel poter battagliare con i migliori, ma non così presto. Voglio fare ancora meglio». Cos'è mutato con il cambio di team? «Il modo di lavorare è assai diverso: in Suzuki sono tutti giapponesi e in Aprilia tutti italiani, non è un dettaglio. Fin dai primi test di Valencia del novembre scorso ho capito che avevo in mano un mezzo molto stabile nell'avantreno, a differenza di quanto mi era successo negli ultimi tempi con la mia due ruote precedente». Correre per la casa di Noale ha il suo fascino.«Per me essere pilota di un team ufficiale era molto importante e lo è ancora di più esserlo per un'azienda storica e prestigiosa come Aprilia, che ha vinto Mondiali in Superbike, 125 e 250 ma che mai, per adesso, è stata ai vertici nelle MotoGp. È quello che sto cercando di fare e un obiettivo del genere mi carica tantissimo». Concretamente a cosa punta? «Dobbiamo migliorare ancora, perché sono spesso al limite e quindi sono già caduto più di una volta: sono uno che di norma non va per terra quasi mai. Sono convinto che ce la faremo ad aumentare ulteriormente il nostro potenziale: chiudere il 2017 tra i primi dieci sarebbe eccezionale». Nel week-end si corre al Mugello. L'ultima volta sul suolo italiano sono state scintille con Valentino Rossi, che a Misano, nelle prove del venerdì del Gp di San Marino e della Riviera di Rimini, le mostrò il dito medio per manifestare un certo disappunto per una sua traiettoria. «Con Valentino è tutto a posto. Lo ammiro tantissimo, è uno dei miei idoli fin da quando ero piccolo e, soprattutto, è il miglior pilota della storia del motociclismo. Però quando scendiamo in pista lottiamo sulla stessa linea, affrontiamo la stessa curva e certe situazioni possono capitare. Dopo l'episodio ci siamo chiariti, non c'è nessun problema». E con Pol ogni gara è un derby in famiglia.«È bello avere un fratello che corre nello stesso campionato, se poi aggiungiamo che si sta parlando del top, la MotoGp, è giusto che entrambi ne siamo orgogliosi. Anche lui, con la Ktm, sta sviluppando un progetto simile al mio, con un marchio importante. Per adesso l'Aprilia con l'Espargaro "grande" (Aleix è nato nel 1989) sta facendo meglio della Ktm con l'Espargaro "piccolo" (Pol è di due anni più giovane): ho tutte le intenzioni di continuare così». Continuiamo a parlare di bravi piloti originari della Catalogna. Viñales l'ha stupita? «Mi aspettavo un Maverick così competitivo fin da subito. Siccome sembra facile dirlo ora le spiego perché. Lo scorso anno la Suzuki non era a un livello tale da poter vincere delle gare e invece lui non solo l'ha portata più volte sul podio ma in Gran Bretagna ha addirittura messo in fila tutti, cogliendo un successo fantastico. La Yamaha è una moto "top", lui ha grandissime qualità e ha tantissima "fame": sta dimostrando il suo valore. Passiamo al maiorchino Lorenzo.«Bisogna avere pazienza. Ormai si vuole tutto subito, Jorge è fortissimo ma dopo così tanti anni passati in sella a una Yamaha gli serve tempo per capire una moto completamente diversa come la Ducati, che è molto competitiva ma va studiata. Lorenzo arriverà tra i primi di sicuro, ma ci vorrà ancora un po'». Arriviamo da giorni molto tristi per le due ruote: la scorsa settimana è mancato l'ex campione del mondo Nicky Hayden.«Ho conosciuto davvero pochissime persone come lui. Non c'è nessuno nel mondo dei motori che possa dire di avere avuto problemi con Nicky. Era una persona normale, nel vero senso della parola, sempre sorridente e cordiale. Ha passato la sua vita da grande protagonista in uno degli sport più rischiosi in assoluto e ha perso la vita in bicicletta. È stato un tremendo scherzo del destino. Un colpo durissimo per tutti». Lei è un super tifoso del Barcellona. Per chi parteggerà il 3 giugno, quando Juventus e Real Madrid se la vedranno nella finale di Champions League? «In realtà sono sempre stato un fan della Juventus fin dalla nascita (ride, ndr). Scherzo, perché il blaugrana è nel mio cuore, ma a Cardiff ci sarà una partita molto spettacolare perché si sfideranno le due squadre che più hanno meritato di arrivare all'appuntamento. Se dovessero vincere i bianconeri non mi dispiacerebbe di sicuro».©RIPRODUZIONE RISERVATA