Lacrime ed emozioni: Totti è leggenda
di STEFANO TAMBURINIHa portato in trionfo se stesso in uno stadio Olimpico adorante, con i biglietti esauriti in poche ore e richieste tali da poter riempire in un colpo solo anche Wembley, Maracana e Santiago Bernabeu.Per Francesco Totti le arie struggenti di Ennio Morricone, donne con le facce rigate di mascara, omaccioni con le lacrime da bambino e bambini con lucciconi infiniti, striscioni e cori affettuosi e spiritosi come "Mo' posso pure morì", "si dica che ho vissuto al tempo di Totti". Quella di Totti non è stata la partita d'addio di un campione, dell'ultima bandiera del calcio italiano dopo Paolo Maldini, Alex Del Piero e Javier Zanetti. Quella andata in scena sul far della sera a Roma è stata l'ultima pagina di un romanzo d'amore irripetibile. La storia di un ragazzo che per tutti era un figlio perché era uno del popolo e non se ne era mai voluto andare, accettando di vincere meno ma di lottare con quella maglia cucita sulla pelle. Però, vuoi mettere quando faceva il gesto del quattro seguito dall'invito ad andare a casa alla panchina juventina al termine di un 4-0. O tutte le magliette celebrative per prendere in giro i cugini laziali dopo i derby andati bene.Ecco perché lo stadio ieri era strapieno come mai lo era stato nelle ultime stagioni neanche nei derby o nelle partite di cartello. A un certo punto Totti è diventato qualcosa in più della stessa Roma e finché è andata bene poteva anche andare, nelle ultime tre stagioni di fatto il calciatore era già un ex anche se i numeri di un giocatore di quella classe non si cancellano con l'età e può anche capitare (era il 20 aprile dello scorso anno) che entri alla fine di una sfida Roma-Torino già persa e la ribalti con due gol in quattro minuti.Una specie di santo laico che ieri se n'è andato, dopo aver guardato l'ultima volta la curva adorante che cantava per lui e scagliato tristemente un pallone con dedica autografata: "Mi mancherete". È uscito piangendo tenendo per mano i tre figli abbracciato alla moglie Ilary e con il cuore in tumulto. Totti, pochi lo sanno, fuori dal campo è uno che devolve in beneficienza gli incassi dei libri delle barzellette che lo vedono protagonista, così come i diritti Disney per Papertotti, che adotta a distanza tanti bambini di Nairobi.Ma Totti è anche quello dello sputo al danese Christian Poulsen a Euro 2004 e del calcione a Mario Balotelli (2010) che aveva osato dribllarlo sotto la sua curva. Due brutte pagine cancellate in tutta fretta dalle agiografie ufficiali e anche da molte pagine dei quotidiani di questi giorni. Dopo il calcio a Balotelli, alla partita successiva l'Olimpico gli tributò un gigantesco applauso e una serie di striscioni del tipo "Totti non si discute, si ama".E questo unico grande amore è stato al tempo stesso la bellezza e il limite di un rapporto perverso, specie nelle ultime stagioni quando i tifosi della Maggica erano pronti a chiedersi, ancor prima di come stesse andando la partita e con Totti in panchina, "ma quando lo fa entrare" e a maledire l'allenatore. L'ultimo giro di campo con moglie e figli è stato qualcosa di unico. «Il tempo ha deciso», afferma con un microfono in mano rivolgendosi a 60mila persone in lacrime. La Roma ha battuto il Genoa per 3-2 con un gol al 90' di Perotti (le altre reti del 16enne Pellegri al 3', di Dzeko al 10', De Rossi al 74' e Lazovic all'81'). Blindato il secondo posto e la Champions diretta. «Ho paura, e ho bisogno di voi» dice Totti al suo popolo. Un popolo orfano del suo figlio prediletto.