Senza Titolo

di Antonio SimeoliwINVIATO A ORTISEIÈ scattato in faccia ai suoi avversari sulla salita finale due volte. Li ha guardati dritto negli occhi. Poi se n'è andato un'altra volta. Ha desistito. E ha detto loro: «Ragazzi, state attenti che se non tirate perdete anche il podio». Tom Dumoulin nel tappone (si fa per dire) dolomitico ieri ha messo le mani sul Giro d'Italia. Dal Sasslonch, che domina l'alta val Gardena con una pennellata di magnificenza che rende uniche queste valli nel mondo, ormai vede la "Madunina di Milan". Quintana e Nibali? Ci hanno provato in due diversi momenti della tappa con altrettanti scatti a testa, ma alla fine l'orange ha ragione: rischiano pure di perdere il podio dal francese Thibaut Pinot, scattato nel finale e, in particolare, piombato ora a soli 24" dallo Squalo. Dicevamo del tappone "finto". Aveva ragione ieri alla vigilia Roberto Conti, storico gregario di Pantani a metterci in guardia sulla effettiva durezza del tappone: frazione troppo corta, 137 chilometri, e senza pendenze davvero dure. Per carità, ma il percorso era quello e sul percorso proposto l'olandese, tornato volante dopo la sosta di martedì al wc improvvisato sulla strada ai piedi dello Stelvio, ha dominato. Di testa e di gambe. Altro che inesperto, a disagio sulle lunghe montagne. Pure spavaldo. È accaduto che dopo Pordoi e Falzarego, con davanti la solita fuga del mattino con due corridori di peso, ma fuori classifica, come Landa (Sky) e Van Garderen (Bmc) - a loro ci arriviamo - poco dopo la metà del Passo Sella, terza salita d'una giornata baciata da uno splendido sole e teatro perfetto per la sfida cui hanno assistito sulla strada migliaia di persone, ha provato una prima botta Quintana. Nibali non ha reagito, è rimasto sulla ruota di Dumoulin, tranquillissimo. Un chilometro dopo lo Squalo ha provato ad accodarsi al colombiano riuscendoci poco prima del passo. Il problema per loro è che, con una grande progressione, la maglia rosa era lì. Uno a zero per l'orange, palla al centro. Passo Pinei, quarta salita: nulla di nulla. E facce dei big che dicevano tutto. Nessuno pareva avere la forza di attaccare, tranne proprio il leader: tranquillo, deciso, in carrozza. Ultima salita: Pontives. Poca roba. Sul tratto più duro verso Ortisei, Quintana ci ha provato, ma senza convinzione. Nibali anche, convinzione identica del rivale. E così Dumoulin, sentendosi forte, ha pure provato un paio di attacchi dimostrativi. «Sono qui, tranquilli non mi staccate... anzi state attenti...».Nel finale, infatti, con i tre del podio virtuale quasi impegnati in un surplace tipo pista anni Sessanta, se ne sono andati Pinot, Zakarin, Dumoulin, Pozzovivo, ancora una volta superlativo. «Alla fine Nibali e Quintana hanno pure rischiato di perdere il podio», ha detto la maglia rosa irridendo i rivali. Per risposta a tono leggere accanto. Tom l'orange solo su un'altra montagna Pantani, il Piancavallo, ormai può cadere. Quasi impossibile accada.La vittoria di tappa? Rieccoci a Teejay e Mikel, a Van Garderen e Landa. Volata a Ortisei tra i due superstiti della fuga. Vittoria all'americano desaparecido al Giro. Il basco mastica ancora amaro dopo lo Stelvio. Si consola con la maglia blu. @simeoli1972©RIPRODUZIONE RISERVATA