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ROMANiente Italicum bis per il Senato. Dopo giorni di melina il Pd boccia la proposta di mediazione sulla legge elettorale alla quale aveva lavorato il relatore della commissione Affari costituzionali, Andrea Mazziotti, e fa saltare il banco. Tanto che in tarda serata è lo stesso Mazziotti a ritirare il testo, non mettendolo ai voti. E ora c'è il rischio che la legge elettorale arrivi in Parlamento il 29 maggio, data scelta dalla capogruppo per portala in aula, senza alcuna intesa preventiva tra le forze politiche. Salvo che Denis Verdini non riesca a trovare sulla proposta del Pd i numeri necessari per farla approvare. E già, perché sarebbe proprio il leader di Ala l'uomo chiave della nuova conta di amici e nemici decisa da largo del Nazareno sul sistema elettorale.Ma andiamo con ordine. È finita come si prevedeva in un nulla di fatto la riunione della commissione Affari costituzionali. In serata è Emanuele Fiano a ufficializzare il no del suo partito all'Italicum bis al Senato, proposta che tanto Fi che il M5S avrebbero potuto appoggiare con i centristi di Angelino Alfano. «Questa sera voteremo sì al testo presentato dal relatore: non era la nostra proposta, ma noi la voteremo», dice il ministro degli Esteri in mattinata non evidentemente al corrente della scelta maturata intanto al Nazareno del Pd. Il Pd proporrà una riforma elettorale che prevede 50% di collegi uninominali e 50% di proporzionale, un sistema senza preferenze e con una soglia di sbarramento del 5%. Il cosiddetto Rosatellum. «Oggi c'è la commissione sulla legge elettorale spero che il Pd possa convincere altri partiti ad andare, se non proprio verso il Mattarellum con il 75% di maggioritario, almeno al 50%; speriamo ci siano i numeri per farlo», dice Matteo Renzi in mattinata su Facebook. In una giornata incattivita dalle nuove intercettazioni pubblicate da Il Fatto di una sua telefonata con il padre Tiziano, Renzi nel pomeriggio riunisce al Nazareno la cabina di regia dem, con esponenti del governo e capigruppo. L'impressione del segretario è che i piccoli partiti puntino a far slittare l' approdo della legge elettorale oltre il 29 maggio. Questo, spiega l'ex premier, sarebbe uno sgarbo al capo dello Stato, in pressing da tempo perché il Parlamento si decida a metter mano alla legge elettorale, cercando di trovare una sintesi tra i due sistemi di Camera e Senato, al netto delle sentenze della Corte costituzionale. L'obiettivo è ottenere un proporzionale puro. Abbassando la soglia di sbarramento al 3%. Cosa che Renzi vede come fumo negli occhi. «Non potremo mai accettare che si arrivi a fare una legge elettorale tutta in soccorso dei piccoli partiti: no al Cespugliellum», spiega Renzi ai suoi.Con il Pd e con la nuova proposta mutuata dal modello tedesco, sembra d'accordo la Lega che chiede al relatore di rinunciare al suo testo e di far diventare testo base la proposta avanzata dal Pd. «Finalmente il Pd ha una proposta da cui poter partire con un ragionevole numero di voti per poterla approvare. Il carico se lo deve prendere il Pd, non servono altri giorni di riflessione. Il fatto nuovo politico è che il Pd è uscito allo scoperto, presentate la proposta e votiamola». Ma Forza Italia e M5S sono sulle barricate. E chiedono che Mazziotti resti relatore, anche dopo aver ritirato il suo testo. «Se si forzano i tempi noi faremo le barricate», dice Sisto (fi). «Il Pd sta imponendo assieme a partiti che non sono mai stati votati dai cittadini, come Ala, uno schifo di legge elettorale spacciandolo per tedesco. È un'offesa al Parlamento», tuona Danilo Toninelli dei 5Stelle. «Dite che volete la legge elettorale che favorisce voi e i vostri alleati Alfano e Verdini», aggiunge Toninelli. Oggi nuovo ufficio di presidenza della commissione. E probabile nomina di Fiano (Pd) a relatore. I voti ci saranno anche al Senato, garantisce Verdini.(m.b.)©RIPRODUZIONE RISERVATA