Senza Titolo
di Antonio SimeoliImmaginiamo un susseguirsi di tappe combattute. Più d'ogni edizione, con i campioni che si danno battaglia appena possono e chi con Michele aveva condiviso una stagione, venti corse, anche solo un allenamento che raddoppia, triplica gli sforzi per dedicargli una vittoria, persino uno scatto. Quello che si sta radunando in Sardegna per prendere parte a un'edizione storia della corsa rosa, la numero cento, è un gruppo ancora scosso dalla morte di Michele Scarponi. Il 22 aprile si sta piano piano allontanando, ma non nella testa di corridori. Atleti, ma soprattutto uomini. Con mogli, bimbi piccoli, famiglie a casa e con un mestiere che non ammette soste. No, nel ciclismo una delle poche cose che non puoi fare è fermarti. Riflettere? No, semmai hai tanto tempo per farlo in bicicletta, ma l'allenamento quotidiano è condizione essenziale per gareggiare. Ripartire quindi. Ma come? Da un Giro d'Italia corso per onorare la memoria di Scarponi. Vincenzo Nibali, ex capitano del marchigiano, l'ha detto al funerale dell'amico: «Diamo spettacolo come lui avrebbe fatto e come lui sicuramente vorrebbe». Fughe, volate, scatti in montagna (soprattutto, erano il pane di Scarponi, cui gli è stata dedicata la salita del Mortirolo) saranno fatti con la testa al compagno di gruppo simpatico e leale che non c'è più. Anche se il corsa l'Aquila di Filottrano ci sarà eccome. L'Astana, il team di cui avrebbe dovuto essere il capitano, infatti ha deciso di correre al Giro con Scarponi. Otto sui pedali e il numero 21, quello destinato al capitano, che resterà vuoto. Sbucherà, forse già dalla prima tappa, ne siamo convinti, sull'ammiraglia pure la bicicletta di Michele con il numero di gara attaccato. E diventerà un simbolo della corsa rosa. Come accadde al Giro 2011 con la bici con numero 108 sull'ammiraglia della Lotto in ricordo di Wouter Weylandt, il belga morto sulla discesa del passo del Bocco. Da quel maggio maledetto sulle strade del Giro i numeri 108 si contano a centinaia. «Ogni giorno al Giro, così come in tutte le altre corse alle quali prenderemo parte, Michele sarà con noi e cercheremo, con tutte le nostre forze, di onorare la sua memoria, dando battaglia e sorridendo come lui ci ha insegnato», ha detto il grande capo del team kazako, Alexander Vinokourov. Ha fama da duro, da kazako di ghiaccio, l'ex campione olimpico di Londra, invece ha cuore d'oro. Le immagini del funerale del povero Scarponi lo dicono bene. Queste altre parole meglio. «Confido nel fatto che, sia gli organizzatori del Giro sia la comunità del ciclismo internazionale, comprendano il valore profondo di questa iniziativa. Naturalmente, non sarà la sola che l'Astana a portare avanti in memoria di Michele e ad aiutare la sua famiglia. Un'altra importantissima iniziativa è infatti quella promossa nei giorni immediatamente successivi la tragedia, che prevede una raccolta fondi destinati alla moglie Anna e ai figli, Giacomo e Tommaso e altre ne seguiranno nei prossimi mesi», ha aggiunto Vino.Ripartire, dunque, anche dal ricordo. Uno: Gianni Savio, ex ds, uno che ha assistito alla rinascita di Scarponi dopo la squalifica. «Potrei raccontare decine di episodi di Michele, ricordi, aneddoti, risate. Ma una frase di un suo tifoso al funerale non la scorderò mai. Mai visto in vita mia, mi si avvicina e mi dice: "Tu ce l'hai rimesso in sella e te ne saremo sempre grati"». Poi un post su Facebook, uno tra i tanti, ma non uno dei tanti. È di Cesare Benedetti, pro della Bora-Hansgrohe. Sarà al Giro, tenetelo d'occhio è uno che va sempre in fuga e stavolta avrà un alleato in più per arrivare al traguardo. Racconta d'una telefonata di Scarponi, nel 2012. Lui era uno sconosciuto pro trentino, con poche corse in Italia, l'altro era uno dei leader del gruppo. Bene, l'altro, il campione, gli telefonava perché s'era procurato il numero del "collega": stava arrivando in vacanza con la moglie al lago di Garda e aveva chiesto se là ci fosse qualche ciclista disposto ad allenarsi con lui. Nacque un'amicizia. Bellissima una storia così, alla vigilia della partenza di un Giro, quando tutti già aspettano l'Etna per la prima resa dei conti tra Nibali e Quintana o magari la consacrazione di un Formolo.«Questo è uno sport che ha dimostrato di avere più memoria rispetto agli altri. Ricordiamo Michele con positività e allegria, come compagno di squadra, gregario e capitano»: Davide Cassani, il ct azzurro, che al funerale ha commosso il mondo del ciclismo ricordando il "suo" corridore in modo mirabile, indica la via. «Si stava preparando per correre un grande Giro e dobbiamo avere la forza di ricordarlo ogni giorno sulla strada correndo un grande Giro, dando spettacolo. Questo è uno sport fatto di gente umile che ama la fatica, abituata a fare fatica ed avere rispetto per gli altri, per i colleghi». «Dobbiamo», dice Cassani. Lui si sente ancora in gruppo, quando parte il Giro è come se tutti si sentissero parte del gruppo. E a menare le danze ci sarà sempre il numero 21, il più simpatico e tra i più forti.