Alla Macrì ritorna la speranza Il prefetto rassicura i lavoratori
SALASSA Il Prefetto di Torino Renato Saccone ha risposto ai dipendenti della ditta Fratelli Macrì di Salassa che rischiavano il posto di lavoro a causa dell'interdittiva antimafia ai danni dell'azienda. Saccone ha assicurato che la pratica di aggiornamento che prevede la cancellazione dell'interdittiva è in corso. Tale procedimento era nato dal coinvolgimento dell'azienda nell'Operazione Minotauro e nel successivo processo. Un sospiro di sollievo per i dipendenti che nei mesi scorsi avevano ricevuto la comunicazione che per fine aprile la Fratelli Macrì avrebbe chiuso. La Cassazione intanto aveva escluso l'aggravante del voto di scambio politico - mafioso e rimandato alla Corte d'Appello la ridetermimazione della pena.«Speriamo che non sia troppo tardi. Per intanto siamo fiduciosi e ringraziamo il Prefetto che ci ha risposto - afferma Nadia Barbierato in nome dei colleghi- Invieremo una sollecitazione per far sì che tutto si chiarisca nei prossimi 60 giorni. Tempistica che l'azienda si è detta disponibile ad aspettare». Sul fronte aziendale l'amministratore della Fratelli Macrì, Luisa Teresa Ruatto, cerca in tutti i modi di salvaguardare il futuro dell'impresa: quantifica il danno, lascia trasparire la ferrea volontà di poter continuare a lavorare. «Senza risorse è difficile continuare a garantire gli stipendi» sostiene. La Fratelli Macrì, fatturava circa 15 milioni. È scesa ad uno. Aveva 60 dipendenti. Oggi ne ha 12 oltre ad un indotto di 150 persone, ora azzerate. Poi vi sono anche delle curiosità: la Fratelli Macrì in questi anni ha sempre continuato ad assistere dei clienti nel settore pubblico: su tutti la manutenzione degli impianti nelle caserme dei Carabinieri fino ai lavori all'aeroporto di Linate. Il reato poi sì e definito di carattere amministrativo, come già scriveva nella sua sentenza la Corte di Cassazione dove è stata cancellata la componente mafiosa, derubricando il reato in voto di scambio semplice.«In questi sette anni ci hanno rivoltati come un calzino ma non è emerso nulla poiché non vi era nulla d'illegale. Non vi erano i motivi per essere tacciati di essere collusi con la mafia. E questo non lo dice l'azienda ma una sentenza definitiva», fanno sapere i vertici aziendali. Proprio le interdittiva antimafia impediscono la partecipazione agli appalti pubblici alle ditte che operano nel settore. Numericamente la Macrì partecipava a circa 600 gare.«Continueremo a lavorare nella legalità come abbiamo sempre fatto. Non abbiamo mai cercato scorciatoie», chiariscono i titolari. Un appello, quello dei dipendenti della Macrì, che ritengono del tutto legittimo. «Sino ad ora, l'azienda ci ha garantito il lavoro. E nonostante le difficoltà più volte incontrate, con estrema puntualità e regolarità hanno sempre provveduto a saldare lo stipendio a tutti noi - rimarcano - Molti di noi lavorano in quella ditta da oltre vent'anni e vorrebbero continuare a farlo».Santo Zaccaria