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ROMA Palermo, Vibo Valentia, Messina, Cagliari, Catania, Crotone. Gli 8.500 migranti (tanti i minori, diverse le donne incinte) soccorsi in tre giorni nello scorso weekend continuano ad arrivare nei porti del Centro-Sud. Tredici i cadaveri, anche un bimbo di otto anni. E ieri altri 140 sono stati soccorsi su un gommone nel Canale di Sicilia. Un aiuto a frenare le partenze potrebbe arrivare dalla consegna, prevista in settimana, delle prime motovedette italiane alla guardia costiera libica. E mentre la Commissione Ue «si tiene pronta a sostenere l'Italia con tutti i mezzi a sua disposizione», l'opposizione attacca il governo che nel Def ha previsto costi fino a 4,5 miliardi di euro per i migranti. Per Maurizio Gasparri (Fi) «non si può proseguire con questa politica suicida dell'auto invasione di Stato», ed i 4,6 miliardi di euro indicati nel Def per i migranti sono «una scelta scandalosa se si pensa ai problemi del paese reale». La presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, osserva che «Prima gli immigrati è il nuovo slogan del governo». Secondo Massimiliano Fedriga (Lega Nord), «aumentano le tasse agli italiani per pagare l'accoglienza incontrollata di immigrati clandestini». Sono già intorno a 35mila gli stranieri sbarcati quest'anno e con i mesi caldi alle porte si teme un afflusso incontrollato senza un'azione decisa da parte delle autorità libiche.Il ministro dell'Interno, Marco Minniti, ha indicato proprio nell'aumento delle capacità della Guardia costiera locale uno degli elementi chiave per contrastare più efficacemente i trafficanti di uomini. In settimana saranno consegnate a Tripoli le prime delle dieci motovedette italiane previste dall'accordo firmato con il premier Fayez al-Serraj. A bordo ci sarà il personale (una novantina di addetti) formato proprio dagli addestratori italiani. In attesa che le partenze dalla Libia diminuiscano, il Viminale deve fare i conti con gli stranieri sbarcati da sistemare. I centri ospitano poco più di 175mila persone, cui si dovranno aggiungere quelli arrivati negli ultimi giorni. È stato predisposto un piano di accoglienza per 200mila, che andrebbe aggiornato nel caso di superamento della soglia. L'accordo con l'Anci punta ad ampliare il numero dei Comuni che ospitano migranti (attualmente 2.800). Ma sono diversi i sindaci che non collaborano. NAPOLIC'è chi ha definito Napoli "fogna d'Italia" e chi ha auspicato l'intervento del Vesuvio per "lavare con il fuoco" i napoletani. C'è chi ha chiamato in causa la camorra, chi i rifiuti, chi perfino il colera.In tanti, negli anni, a Napoli e ai napoletani hanno rivolto un bel po' di offese. Ora il Comune, sindaco in testa, dice basta. E chi diffamerà la città sarà querelato, promette, senza se e senza ma. Benvenuti nello sportello online "Difendi la città", dove si potranno segnalare offese, allegare screenshot dei profili social, foto. «Una novità assai interessante, una comunità che difende la propria comunità», la definisce il sindaco Luigi de Magistris. Ma sui social non tutti ne sono convinti e in barba a minaccia di querela, c'è chi parla di "caccia alle streghe" e di "metodi da Gestapo". La presentazione dello sportello che si legge online è più che chiara: «Da tempo, ma sempre più spesso, si assiste ad una narrazione distorta e a volte diffamatoria della città di Napoli rendendola oggetto di pregiudizi, stereotipi e dannose generalizzazioni. In riferimento alle attività promosse nell'ambito della delega Napoli Città Autonoma, il Comune istituisce lo sportello online per raccogliere le segnalazioni dei cittadini napoletani relative alle offese contro Napoli, chiedendo attraverso gli uffici comunali interessati precisazioni ed apposita rettifica ma eventualmente avviando, previa attenta valutazione dell'Avvocatura comunale, iniziative legali per tutelare la dignità del territorio, l'immagine e la reputazione della città e del popolo partenopeo». Il sindaco, tutto questo, lo spiega così: «Non si tratta di essere insofferenti alle critiche delle quali abbiamo bisogno». Il discorso è un altro e lo sintetizza in una frase che, in conferenza stampa, pronuncia in dialetto: »Hanno fatto di tutto per schiattarci». A chi gli chiede se così i napoletani non rischiano di passare per permalosi e vittimisti, il sindaco risponde: «No, il vittimismo, il piagnisteo, le manie di persecuzione non c'entrano proprio nulla. Non è una santificazione della città o una insurrezione razziale. È una contro narrazione: non intendiamo fare una propaganda o fare un mezzo di comunicazione alternativo ma vogliamo difendere la città quando chiunque fa una ricostruzione contraria al vero della città che frena le potenzialità».Anche i cori da stadio rientreranno nella valutazione dell'Avvocatura. E se poi qualcuno sarà condannato a pagare i danni, i soldi ricavati dal risarcimento saranno destinato a questo: «Faremo soprattutto azioni civili, piccoli azioni per migliorare l'arredo, il decoro e la qualità dei servizi». di Maria BerlinguerwROMAPrimarie in clandestinità, Renzi fugge dal confronto e soprattutto se vince lui il Pd s avvia a una catastrofe elettorale. La campagna per le primarie del Pd entra nel vivo e i due sfidanti di Matteo Renzi, Michele Emiliano e Andrea Orlando, si muovono a tenaglia contro l'ipotesi di una conferma dell'ex premier alla guida del partito. Ma l'ex segretario che ha già vinto i congressi di partito fa spallucce. «Noi non parliamo male degli altri candidati noi raccontiamo le nostre idee sul futuro dell'Italia e dell'Europa», dice dalla sua enews annunciando che chiuderà la sua campana per le primarie proprio da Bruxelles, il 28.«Renzi con la sua ossessione di tornare a Palazzo Chigi rischia di essere un ostacolo per la ricomposizione del centrosinistra, dobbiamo batterci perché il Pd non diventi il partito di una persona soltanto», dice il ministro della Giustizia impegnato in giro per l'Italia per portare a votare più gente possibile il prossimo 30 aprile ai gazebo del Pd. «Si è cercato d andare a votare subito dopo il referendum e poi dopo la pronuncia della Consulta, ma nessuna rivincita può giustificare di andare a votare con una legge elettorale che apre a due scenari possibili: o ingovernabilità o larghe intese», aggiunge Orlando. E sulle larghe intese «abbiamo già dato», sottolinea. E sulla stessa lunghezza d'onda è anche il governatore pugliese. Mentre la commissione di garanzia deve ancora decidere se riammettere la sua lista in Lombardia e Liguria, Emiliano la pensa come Orlando. «Una vittoria di Renzi ci spingerebbe ad elezioni anticipate, una sua vittoria sarebbe negativa per molte ragioni la prima è che ci farebbe perdere le elezioni, non so se con Berlusconi o con il Movimento 5Stelle ma Renzi non può vincere le elezioni e questo è il punto fondamentale», spiega.Tanto Emiliano che Orlando chiedono inoltre a Renzi di accettare di confrontarsi con loro in tv. «Servono altri confronti ma Renzi è indisponibile» attaccano. Un appello lasciato cadere. L'unico confronto resta quello su Sky il prossimo 26 aprile.Sullo sfondo della disputa sulla segreteria del Pd si agita anche la riforma elettorale. Renzi ha fatto un'apertura sull'ipotesi di cancellare i capolista bloccati. Ma la trattativa con gli altri partiti, e soprattutto con Berlusconi, sarà sulle soglie di sbarramento e sul premio di maggioranza. Renzi vorrebbe lasciarlo alla lista più votata. Il Cavaliere invece preme per spostarlo sulla coalizione. Una scelta condivisa anche da un pezzo del Pd. Da Orlando a Franceschini. Tiepidi sulla sfida per la leadership, i renziani si scaldano contro Carlo Calenda che propone la ricerca di «convergenze» con il centrodestra sulle riforme del governo Gentiloni. Il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda sostiene la necessità di un «riformismo forte» e ipotizza già prima delle elezioni politiche un'intesa con il centrodestra «altrimenti vince la banalizzazione populista». «Perché Calenda - ribatte il responsabile della mozione Renzi, Michele Anzaldi - non parla di Alitalia e di altri problemi degli italiani, anziché parlare del Pd?». E un netto no alle larghe intese lo pronunciano anche Orlando ed Emiliano.©RIPRODUZIONE RISERVATA