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ROMAGli attentati di ieri al Cairo e ad Alessandria sono l'ennesimo attacco contro i copti in Egitto, comunità cristiana con radici millenarie che vanta 10 milioni di fedeli, moltissimi appartenenti alla diaspora, che formano il 10% della popolazione del Paese, a stragrande maggioranza musulmana. A guidarli è il papa copto Tawadros II. Dalle Primavere arabe del 2011 e dalla cacciata di Hosni Mubarak, che godeva del sostegno dell'ex patriarca Shenouda III, i copti hanno vissuto in uno stato di crescente tensione che ha avuto il suo apice durante il periodo del governo del presidente islamista, Mohamed Morsi. Solo dal 2013 vi sono state una quarantina fra aggressioni di cristiani e attacchi a chiese, in pratica un episodio al mese, con decine di morti. L'epicentro delle violenze è l'Egitto rurale e in particolare la regione di Minya, il turbolento governatorato con il mix esplosivo di un 35% di popolazione cristiana e un forte radicamento jihadista. Il presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi, che ha destituito Morsi promettendo di proteggere le minoranze, ha ribadito anche recentemente che gli egiziani «sono tutti uguali nei loro diritti e nei loro doveri, in accordo con la Costituzione» e ha lodato la calma e la saggezza con cui la comunità cristiana sta rispondendo alle violenze. Una legge per punire ogni atto che mina all'unità nazionale e per allentare le limitazioni per la costruzione di nuove chiese è all'esame del Parlamento. I copti sono una minoranza che ha sempre avuto un ruolo chiave nell'economia e nell'establishment dell'Egitto, anche se molti di loro oggi vivono sotto la soglia di povertà e si considerano fuori da alcuni settori come la giustizia, l'università o le forze dell'ordine. Di religione cristiana è la maggioranza degli orafi e la gran parte degli impiegati nel settore farmaceutico del Paese, così come alcune delle famiglie più ricche dell'Egitto come i Sawiris, che controllano il gigante delle telecomunicazioni Orascom. Dopo il concilio Vaticano II, Chiesa cattolica e Chiesa copta hanno iniziato un cammino ecumenico di dialogo che ha portato nel 1973 al primo incontro - dopo quindici secoli - tra papa Paolo VI ed il patriarca dei copti, Shenuda III.