Morbillo tra adulti, epicentro in Canavese

di Rita Colaw IVREAIn Canavese concentrazione di casi di morbillo nella popolazione adulta. Da mesi è infatti in corso un'epidemia di morbillo in tutta Italia e il Piemonte non fa eccezione. E proprio nel nostro territorio si concentra il maggior numero di casi. Undici quelli segnalati negli ultimi giorni a Comdata, azienda di call center e servizi che occupa oltre mille addetti. Un dato per tutti per definire questa epidemia: lo scorso anno, nel territorio dell'Asl/To4, da gennaio a fine novembre si erano registrati dieci casi di morbillo. Da dicembre al 22 marzo, 97. Tantissimi, se si considera che i casi nella città di Torino (quasi il doppio di residenti che nell'Asl/To4) sono stati 113, 334 in tutto il Piemonte, secondo il Seremi, il servizio di riferimento regionale di epidemiologia.L'epidemia di morbillo riguarda prevalentemente gli adulti. Appena una quindicina sono infatti i casi che hanno riguardato bambini al di sotto dei due anni di età e quindi non ancora coperti dalle vaccinazioni che, per quanto riguarda il morbillo, nei bambini ad esempio nati nel 2013 è dell'86% (la media regionale è 88,7%) e 87,7% per i nati nel 2014. Quanto all'epidemia in corso, prima i casi si erano concentrato a Chivasso, poi a Ciriè e ora a Ivrea. Negli ultimi giorni, appunto, l'attenzione del servizio di igiene e sanità pubblica si è puntata su Comdata, dove, in ampi spazi, lavorano molte persone. «ll morbillo è molto contagioso - spiega Mario Traina, direttore sanitario dell'Asl/To4 - ed è molto contagioso». In alcuni casi è necessario il ricovero in ospedale (una decina di casi, a Ivrea, dall'inizio dell'anno, gli ultimi due nei giorni scorsi) e, aggiunge Traina «in alcune situazioni è stato necessario anche il ricovero in terapia intensiva per via dei problemi respiratori». Il caso di Comdata desta attenzione essendo il morbillo una virus contagioso. Con l'epidemia in corso, l'Asl/To4 ha messo a punto una procedura per stringere le maglie attorno al problema. «Una volta accertata la diagnosi (con un particolare esame del sangue o delle urine) - sintetizza Traina - il nostro servizio di igiene e sanità pubblica incontra e dialoga con familiari, colleghi di lavoro e tutti coloro che sono stati in contatto con la persona malata per valutare la vaccinazione». Ogni caso va studiato a sè. «Le vaccinazioni contro il virus del morbillo - fa un po' di storia Traina - hanno cominciato a essere proposte dal servizio pubblico alla fine degli anni Ottanta e, in maniera più incisiva, a cominciare dagli anni Novanta». Trattandosi di una vaccinazione facoltativa, ha fatto i conti con la diffidenza e la controinformazione pressante in tema di vaccini. Sul punto Traina è netto. Nettissimo: «I vaccini servono - dice -. Il risultato è, sul morbillo, che abbiamo quella che viene definita "protezione del gregge" non ottimale». Per capirci: l'Organizzazione mondiale della sanità aveva come obiettivo l'eradicazione dal mondo del morbillo nell'anno Duemila. Diciassette anni dopo quella data si registrano ancora epidemie. «La protezione ottimale - aggiunge il direttore sanitario - si ha quando la copertura è del 95%. Nell'Asl/To4 siamo tra l'86% e l'87,7%, con dati leggermente inferiori rispetto alla media regionale. Negli ultimi anni abbiamo lavorato e stiamo lavorando per migliorare, coinvolgendo pediatri di libera scelta e medici di medicina generale». La vaccinazione antimorbillosa è offerta gratuitamente dall'Asl ai 15 mesi di vita (seconda dose a 6 anni) e, ai non vaccinati, si ripropone a 15 anni. Anche gli adulti possono quindi essere vaccinati. Ai propri dipendenti, l'Asl ha offerto il vaccino gratuitamente. Tra gli ammalati, alcuni sono personale sanitario.