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La mazzata arriva alle dieci del mattino, al termine di un Consiglio dei ministri lampo: il governo ha impugnato il bilancio di previsione triennale della Regione Campania in quanto, si legge da Palazzo Chigi, «determina un contrasto con l'art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, che riserva la materia riguardante l'armonizzazione dei bilanci pubblici alla competenza legislativa statale». I fatti: la Campania, dopo i rilievi della Corte dei conti sul bilancio del 2013, apprende nel 2016 di dover ripianare un debito da 1,3 miliardi di euro. Un colpo di cui De Luca si è lamentato più volte ricordando che arriva dalle precedenti amministrazioni, visto che lui si è insediato nel 2015. Palazzo Santa Lucia corre ai ripari e spalma il debito su 30 anni. Tutto ok, ma una parte di questo debito, 400 milioni di euro, per la ragioneria dello Stato non può essere pagato in tempi così lunghi, ma in tre anni. Una botta fortissima che porta l'assessore al bilancio della Regione Campania, Lidia D'Alessio, a dire: «Se vogliono davvero 400 milioni di euro in tre anni gli restituiamo le chiavi della Regione». In realtà ora si tratterà a un tavolo tecnico che sarà convocato a breve a Roma tra Regione e governo.ROMASfidanti alla leadership del Pd ai nastri di partenza: dopo il voto nei primi 23 circoli su circa 6mila, Matteo Renzi è in testa con il 55 per cento dei voti, Andrea Orlando è secondo con il 42,6 mentre Michele Emiliano è lontanissimo con il 2,4%. Solo un assaggio del voto degli iscritti, ma Renzi e Orlando sono soddisfatti e intravedono una tendenza mentre i seguaci di Emiliano puntano tutto sulle primarie. «Noi non facciamo i convegni sulla democrazia per poi affidarci al sacro Blog, noi pratichiamo la democrazia», è l'affondo dell'ex premier che guarda già alla sfida delle politiche nel giorno in cui un sondaggio dà i grillini cinque punti sopra il Pd.La partita della prima fase del congresso entrerà nel vivo la prossima settimana con la maggioranza degli iscritti che si esprimeranno nei circoli. Essendo in tutto 3 i candidati, tutti passeranno alla vera sfida delle primarie che incoronerà il nuovo leader del Pd. Ma dopo la scissione di Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema, sia Renzi sia Orlando ci tengono molto: l'ex segretario vuole dimostrare di essere entrato nei tre anni precedenti nel cuore dei militanti e di non scontare la rottura mentre l'ex diessino punta a occupare lo spazio a sinistra del partito. E dei 23 circoli in cui si è votato, 9 congressi sono stati in Emilia Romagna, la regione che con i suoi 47.200 iscritti è l'azionista di riferimento del partito.Emiliano raccoglie percentuali bassissime, ma il governatore e i suoi non si scoraggiano in attesa dei voti al sud. Anzi contrattaccano attraverso Francesco Boccia «i sondaggi disastrosi sul gradimento del Pd, ennesima dimostrazione della gestione del partito a trazione renzista con Renzi che fa la regia politica nonostante non sia più segretario». Gongolano i renziani: il governatore «non prende un voto», ironizzano. Il Guardasigilli, invece, ci spera e considera «la partita aperta nonostante ci sia chi vuole far credere il contrario».C'è un punto che accomuna i due rivali di Renzi: la convinzione che il doppio ruolo segretario e candidato premier sia dannoso per il Pd e che le due funzioni andrebbero separate. Opinione che l'ex premier considera fuori dalla realtà. «Domenica scorsa Martin Schulz è stato eletto leader dei socialdemocratici tedeschi con l'obiettivo di contendere la leadership alla Merkel, che è a sua volta capo della Cdu. Stessa cosa accade nel Regno Unito o in Spagna o in tutte le principali democrazie mondiali», elenca l'ex segretario per il quale il mancato sostegno interno al Pd è stato uno dei motivi di indebolimento del suo governo.