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ROMAIlaria Ioculano è figlia di Luigi, medico ucciso a Gioia Tauro dalle mafie il 26 settembre del 1998. «Mio padre - racconta - è stato ucciso perché impegnato in una attività rinnovamento del proprio paese, convinto che solo con la cultura e con l'impegno si potessero scardinare la malavita. Si è ritrovato solo ed è morto. Siamo stati abbandonati dal Paese e dalle istituzioni». Alla domanda su chi abbia ucciso il genitore, Ilaria risponde secca: «La 'ndrangheta». E spiega: «I presunti colpevoli non sono stati condannati in terzo grado. Ad oggi noi non abbiamo un nome e un cognome del mandante. Non sappiamo chi ha ucciso mio padre, ma soprattutto perché è stato ucciso».ROMAAlfredo Borrelli è il figlio del maresciallo Francesco Borrelli ucciso dalla 'ndrangheta 35 anni fa. Alfredo ripercorre l'omicidio del genitore: «Era il 13 gennaio del 1982, mio padre era maresciallo capo del nucleo elicotteri della Calabria ed è stato ucciso in piazza a Cutro perché ha cercato di sventare un attentato di 'ndrangheta e di salvare due persone». Poi l'affondo: «Abbiamo ricevuto la medaglia d'oro al valore civile, ci sono stati i funerali di Stato ma subito dopo c'è stato l'oblio». E spiega: «Il processo è stato archiviato senza mandanti e senza colpevoli. Nel mio paese non c'è nulla che ricordi quella che è stata una strage: insieme a mio padre quel 13 gennaio morì un'altra vittima innocente, Salvatore Dragone».ROMAIl padre di Salvatore Vecchio era il direttore del personale dell'acciaieria Megara di Catania. Si chiamava Francesco ed è stato ucciso dalla mafia il 31 ottobre del 1990 all'età di 52 anni. «Da allora aspetto giustizia», dice Salvatore che parla a nome di tutte quei parenti delle vittime che attendono ancora di sapere cosa sia successo ai propri cari. «Il 70 per cento delle vittime di mafie - ricorda Salvatore -non ha avuto la verità». Nel caso del padre, la procura di Catania ha archivato per ben due volte il procedimento senza riuscire ad arrivare a una incriminazione: «E invece - afferma Vecchio - si poteva andare avanti, le strade da seguire erano diverse». E lancia un appello: «Che da parte dello Stato e della magistratura ci sia maggiore impegno per arrivare alla verità».