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MODENAAnthony Collinssplatt, il 77enne trovato morto nel garage della sua abitazione a Pavullo, in via Turati, potrebbe essere stato ucciso. Mentre in un primo momento, dopo il ritrovamento del corpo nel bagagliaio della sua auto, avvenuto venerdì sera, si era pensato ad un gesto volontario, emerge, ora, che la procura di Modena ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato di omicidio, affidato al sostituto Enrico Stefani. L'indagine è nelle mani della squadra mobile della questura modenese. Gli uomini del vice questore aggiunto Marcello Castello stanno ancora analizzando l'abitazione del pensionato, ex professore dell'Accademia militare di Modena, canadese con passaporto inglese, in Italia da diversi decenni, celibe e con un solo parente stretto, il fratello, che vive però all'estero.Vari gli elementi che hanno indotto a battere la pista dell'omicidio: Collinssplatt era disabile (aveva perso la gamba destra e l'avambraccio sinistro in un incidente stradale), ma al momento del rinvenimento il corpo era privo delle due protesi, senza le quali, a quanto trapela, non era in grado di deambulare. Non solo: la polizia ha rilevato un taglio all'altezza della gola e, mentre l'accappatoio era intriso di sangue e gocce di sangue sono state trovate nella cucina dell'abitazione dell'uomo, ciò non è accaduto nelle altre stanze e nemmeno lungo le scale. In via Turati non sono stati trovati segni di effrazione e non sembra essere stato portato via nulla. Il 77enne non soffriva di problemi di natura psicologica e non aveva mai tentato di farla finita.PALERMOIn quell'arcipelago di quartieri e d'identità che è Palermo, il clochard Marcello Cimino si è trovato a vivere da straniero «ai Cappuccini», come chiamano in città la zona che ospita le Catacombe - un chilometro in linea d'aria dal rione dov'era nato - dove nella notte tra venerdì e sabato il benzinaio quarantaseienne Giuseppe Pecoraro gli ha dato fuoco mentre l'ex idraulico, separato e senza lavoro, dormiva sotto i portici della Missione San Francesco dei frati cappuccini. In quell'angolo qualcuno ha poggiato dei fiori contro le pareti affrescate e annerite dalle fiamme. L'assassino, separato, lavorava come impiegato in una stazione di servizio, a pochi metri di distanza dalla struttura religiosa, che frequentava con regolarità, dividendo la mensa con altri ospiti e anche con l'uomo che - secondo le sue fantasie - voleva portargli via la donna. Qualche sguardo di troppo, da parte dell'«intruso» Cimino, ha fatto scattare in Pecoraro la furia omicida. Il movente della gelosia è quello riferito dal reo confesso ai poliziotti, che sabato sera l'hanno arrestato: avrebbe ammesso tutto dopo aver tentato di negare, giustificando il suo orribile gesto con la paura che Marcello potesse strappargli la fidanzata, e non mostrando alcun segno di pentimento. Brigida Alaimo, avvocato dell'assassino, dice che il suo cliente davanti agli agenti era ansioso e confuso e ha chiesto di prendere gli psicofarmaci che assumerebbe con regolarità a causa di una malattia psichiatrica, pillole che gli sono state negate, in attesa di una visita medica in carcere. Cimino, separato, due figlie di 16 e 17 anni alle quali era molto legato e che aveva incontrato qualche giorno fa, descritto da tutti come un uomo mite e generoso, aveva avuto un alterco con il benzinaio. La polizia ci ha messo un po' ad avere conferme dai testimoni che avevano assistito al litigio davanti a un negozio di frutta e verdura del quartiere. Ed è stato questo episodio, ancor più delle immagini di una videocamera di sorveglianza che riprendono una persona incappucciata nell'atto di lanciare una secchiata di benzina su un mucchio di stracci che coprivano un essere umano, a portare gli investigatori sulle tracce di Pecoraro, rintracciato sabato sera per strada, appena rasato e con le mani in tasca per coprire le ustioni che si era procurato. Quello della gelosia è finora l'unico movente, al quale forse si aggiunge l'inconfessata paura dello «straniero», la cui diversità consisteva nel poter sorridere incrociando lo sguardo di una donna. Un gesto "temerario" che è costato la vita all'intruso dei Cappuccini, che «non era un clochard, era un uomo e si chiamava Marcello Cimino, assassinato nel modo più barbaro possibile», ha detto ieri il ministro dell'Interno Marco Minniti. Oggi Pecoraro, accompagnato dai suoi due avvocati, comparirà davanti al gip per l'udienza di convalida. I familiari della vittima probabilmente saranno assistiti dal legale Giuseppe Giamportone, che si è offerto gratuitamente. Un segno di solidarietà che si somma a quello espresso ieri sera a Palermo da numerosi cittadini che in corteo - in testa il sindaco Leoluca Orlando, presenti la ex moglie e le due figlie di Cimino - hanno partecipato a una fiaccolata da piazza Cappuccini fino alla Missione San Francesco. di Maria Rosa TomasellowROMARecep Tayyp Erdogan è furibondo. Con lo schiaffo finale dell'Olanda, ultima espressione in ordine di tempo del "fastidio" dei partner europei per la decisione di Ankara di organizzare comizi all'estero in vista del referendum sulla riforma presidenzialista, la misura è colma. «Questo è razzismo» accusa il presidente turco, che bolla come «nazista e fascista» la decisione dell'Aja di respingere alla frontiera con la Germania il ministro per le Politiche sociali di Ankara Fatma Betul Sayan Kaya solo poche ore dopo che al ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu. che avrebbe dovuto tenere un comizio davanti alla comunità turca di Rotterdam, era stato impedito di atterrare in Olanda. «Pagheranno il prezzo per il trattamento inflitto in modo sfacciato ai miei concittadini. L'Occidente ha mostrato il proprio vero volto, ovvero una lampante dimostrazione di islamofobia» accusa Erdogan, mentre il ministro Sayan Kayra denuncia l'arresto a Rotterdam del suo incaricato d'affari e di cinque membri del suo staff. In Turchia infuriano le proteste, le sedi diplomatiche olandesi sono chiuse per ragioni di sicurezza. Ieri un uomo è riuscito a issare la bandiera turca sul consolato olandese di Istanbul. Ankara attacca, chiedendo alla comunità internazionale di «alzare la voce» e di imporre sanzioni all'Olanda. Il premier Mark Rutte, che il 15 marzo affronterà le elezioni politiche sotto la spinta della destra xenofoba di Gert Wilders, non è intenzionato ad accettare lezioni: «Vogliamo frenare, ma se i turchi insistono ad alzare la tensione risponderemo adeguatamente» afferma, spiegando di aver parlato ieri «per otto volte al telefono con il premier turco per cercare una soluzione» e ricordando che l'Aja «è stata distrutta dai bombardamenti nazisti durante la seconda guerra mondiale». Il governo turco, che sta cercando anche nelle comunità immigrate in Europa il consenso per la riforma presidenzialista che sarà sottoposta al voto il 16 aprile, conferma invece che «le scuse non basteranno» e che «ci saranno ripercussioni». La prima è la decisione di definire "persona non grata" l'ambasciatore olandese in Turchia, che attualmente si trova fuori dal Paese. Respinto dall'Olanda, Cavusoglu parla invece ieri pomeriggio davanti a un migliaio di turchi che gridano "Allah Akbar" e inneggiano a Erdogan, a Metz, nell'est della Francia, dopo che Parigi ha autorizzato il comizio organizzato dalla sezione Lorena dell'Unione democratici turchi europei. «L'Olanda è la capitale del fascismo» torna ad accusare, mentre sul suo account Twitter pubblica le foto delle dure cariche della polizia olandese contro coloro che sabato, centinaia di persone, avevano manifestato davanti al consolato turco di Rotterdam, azioni nelle quali sono stati usati cani contro la folla. «Questi sono i cani di Wilders» scrive Cavusoglu. Ma anche la Francia è divisa. Marine Le Pen, candidata alle presidenziali per il Front national, e François Fillon, candidato della destra dei Républicains, polemizzano con il presidente François Holande per avere autorizzato comizi che nei giorni scorsi erano stati vietati, oltre che in Olanda, anche in Germania, Austria e Svizzera. Sull'altro fronte, Emmanuel Macron (En marché!) definisce «inaccettabili» le dichiarazioni del governo turco. E non è ancora finita. «Alla luce degli ultimi attacchi della Turchia all'Olanda» Il premier danese Lars Lokke Rasmussen ha chiesto al collega turco Binali Yildrim di posticipare la sua visita a Copenhagen, prevista per fine marzo, e ha sottolineato di seguire «con grande preoccupazione gli eventi in Turchia, dove i principi democratici sono sotto grave pressione».©RIPRODUZIONE RISERVATA