Accusate di truffe, assolte dopo otto anni
IVREASono state assolte dopo otto anni dall'accusa di truffa le dottoresse di Damanhur Ravaioli e Marangoni. È stata un'assoluzione con formula piena, perché il fatto non sussiste, quella pronunciata venerdì mattina dal giudice Mariaclaudia Colangelo del tribunale di Ivrea nei confronti di Maria Luisa Ravaioli, 59 anni, e Maria Vittoria Marangoni, 54 anni, difese dagli avvocati Gianfranco Ragusa e Raffaella Orsello, accusata, la prima - di truffa, violazioni del Tulss (testo unico leggi sanitarie) e furto, e la seconda di truffa. Già la pubblica accusa, in fase di requisitoria, aveva chiesto l'assoluzione per due dei tre capi di accusa (per la Ravaioli) così come per il proscioglimento della Marangoni. «Ognuno dei capi di accusa era privo di fondamento», ha commentato il difensore delle imputate, l'avvocato Ragusa. Il procedimento penale di primo grado nasceva da un blitz dei Nas dei carabinieri risalente al 2009, quando il nucleo antisofisticazioni piombava nell'ufficio della dottoressa Ravaioli situato nel centro della salute di Damanhur Crea a Vidracco. «Una serie di errori e fraintendimenti - spiega il legale Orsello - hanno viziato indagini e poi il processo. Forse si sarebbe potuto chiudere tutto prima, ma alla fine abbiamo dimostrato la verità ovvero l'innocenza delle nostre assistite». A Ravaioli veniva contestato di svolgere attività ambulatoriale al centro di Vidracco per cui lei non sarebbe stata autorizzata dall'Asl To4, azienda per la quale svolgeva incarichi di guardia medica e medico di base (ma in altri comuni della zona). Inoltre, la si accusava di possedere farmaci sottratti al servizio sanitario nazionale per utilizzarli nel Centro e, infine, di prescrivere ricette presso lo studio di Vidracco. A Marangoni si contestava di aver utilizzato una ricetta medica che, invece, doveva essere di Ravaioli: da qui l'accusa del reato di truffa. Nel corso del procedimento sono stati molti i testi, tra medici e assistiti, a sfilare in aula ribadendo la correttezza e la professionalità delle due dottoresse. Molto più importante è stato che nessuna delle circostanze contestate alle imputate sembra aver trovato riscontro e questo ha probabilmente portato il magistrato a convincersi dell'innocenza delle due imputate. Il giudice, comunque, si è riservato novanta giorni prima di pubblicare la motivazione della sentenza. Per le due dottoresse di Damanhur finisce così un periodo negativo legato all'inchiesta e al processo. Valerio Grosso