«Benedetto, atleta esempio di vita»

BOLLENGO È stato un ottimo atleta canavesano, l'azegliese Gian Paolo Benedetto, giunto a collocarsi, negli anni '60, tra i primi dieci atleti italiani sui 1.500 metri, con un tempo di 3'57''3. «Benedetto se ne è andato in silenzio, dieci anni fa, attorniato da tanti amici, ma la sua scomparsa non ha avuto forse il risalto che il suo passato sportivo meritava - ha sottolineato, in questo decimo anniversario, Luigi Ricca, sindaco di Bollengo, ma soprattutto grande sportivo -. Capita talvolta anche ai grandi campioni di cadere nell'oblio, figuriamoci per chi non lo è stato a livello assoluto, anche se ha raggiunto traguardi importanti e la sua gloria è rimasta circoscritta a livello territoriale o nei ricordi degli addetti ai lavori». «Gian Paolo - ha raccontato Ricca - è stato un mio idolo da ragazzo, quando, sotto la guida dell'indimenticabile professor Gabriele Rufino, mi avvicinai allo sport, frequentando il campo Pistoni. Oggi non c'è più la pista in terra rossa attorno al campo di calcio, ma osservando il campo a volte non si può fare a meno di ritrovarla intatta nel pensiero, popolata da quanti vi si allenavano. È su quella pista e su quel prato che i più giovani come me, Bertolo, Quarello, Tapparo, Becquet, Siviero, osservavano le coetanee Brunella Buscaglia o Daniela Dall'Ara o i più grandi, Gallini, Bovio, Merlo, ed i vecchi Gaio, Olivati, Rubega, Campesato, Fresc, Strobbia, Benedetto, Biletta, Chiades e Bertolino. Accanto a loro, altri professori di ginnastica, come Bobo Bonino e Carlo Airoldi». Gian Paolo Benedetto, non solo a quei tempi, fu tra i pochi atleti italiani a scendere sotto i 4 minuti sui 1.500 metri e anche sugli 800 metri raggiunse risultati di rilievo, scendendo sotto il tempo di 1'55'', a Genova, in occasione della Coppa dell'industria. Nella stessa giornata, diede anche un contributo significativo alla staffetta 4x400 del Gsr Olivetti, sua società di appartenenza, che nella finale registrò il tempo di 3'29''6, entrando nelle prime trenta staffette a livello nazionale. «Lo chiamavano l'angelo biondo - ha aggiunto Ricca - per via della sua capigliatura. Lasciate, a una certa età, le gare su pista, Gian Paolo continuò a correre su strada, raccogliendo numerosi successi. Ne ricordo uno in particolare: nel 1976, a Strambino, su una 10 km che vinse in poco più di 32 minuti. Fu una delle mie ultime gare, arrivando al traguardo a meno di tre minuti da Gian Paolo, all'8° posto. La passione per la corsa non lo abbandonò mai e nel 1999 partecipò, con il nipote Alessandro, alla maratona di New York, giungendo al traguardo nonostante a 5 miglia dall'arrivo fosse stato travolto da alcuni spettatori, cadendo a terra e infortunandosi seriamente. La forza di volontà lo portò comunque a concludere la gara. Nulla potè, invece, contro il male che, nel 2007, lo strappò troppo presto alla sua famiglia». Da amministratore legato al territorio, Ricca ritiene importante non scordarsi di chi questa terra l'ha rappresentata con onore: «La storia dell'atletica canavesana è fatta di campioni come Benedetto, grandi atleti sorretti da una forte passione, i cui meriti vengono forse troppo facilmente dimenticati. Ricordarlo a 10 anni dalla morte vuol dire ricordare un orgoglio canavesano e un esempio per chi oggi si avvicina allo sport».Franco Farnè