«Erano amici inseparabili» Perri nasconde il movente
di Mauro GiubelliniwRIVAROLOManca il movente. Domani, mercoledì, mattina con il rito abbreviato, davanti al giudice Scialabba comparirà nuovamente Mario Perri, 56 anni, assassino reo confesso di Pierpaolo Pomatto, ex panettiere felettese che di anni ne aveva dieci in più del suo killer. Il pregiudicato originario di Settignano, in provincia di Cosenza, che sino a poche settimane fa dal carcere di Ivrea si proclamava innocente, nella prima udienza ha snocciolato un racconto complesso e spesso contraddittorio che ha costretto gli inquirenti a fare nuove verifiche, indagini, accertamenti e perquisizioni. «Mi aveva venduto. Mi chiese di lasciare a casa telefono e pistola e poi mi portò in un'imboscata», questa la nuova versione di Perri. Il pubblico ministero Ruggero Crupi ha chiesto al gup del Tribunale di Ivrea, Alessandro Scialabba, di condannarlo all'ergastolo. A pesare, nella richiesta del pm, sono le situazioni aggravanti. «Pomatto mi portò nelle campagne di Vesignano e poi mi aggredì. Io gli sparai. O lo "ribaltavo" io o lo avrebbe fatto lui». Perri parla di complici di Pomatto che erano lì ad attenderlo. «Poi rivolsi entrambe le armi, la mia pistola e quella di Pomatto verso l'Alfa di colore scuro e scaricai tutti e due i caricatori sparando contro quegli uomini (che erano due, più, forse, un terzo alla guida dell'auto). Così scapparono». Una sparatoria da Far West. Ma nella vicina azienda Gribaudo e Salvia nessuno ha mai detto di aver sentito esplosioni e i Ris dei carabinieri non trovarono neppure un bossolo. Gli investigatori hanno nuovamente passato al setaccio le amicizie, pericolose, di Perri e Pomatto. Ma tutti hanno un alibi per la sera dell'omicidio, avvenuto il 18 gennaio del 2016. L'arresto del killer, oggi reo confesso è del 12 febbraio.«I due erano praticamente amici inseparabili», hanno detto i titolari dei bar in cui i due pregiudicati trascorrevano intere giornate tra giocate alle slot, caffè e birrette.E proprio una vincita alle macchinette effettuata da Pomatto, che si sarebbe rifiutato di spartire con Perri, fu all'inizio presa in considerazione come potenziale movente dell'omicidio ricalcando un copione simile ad un fatto di sangue accaduto nel chivassese. Poi saltò fuori la pista del telefonino. Un dual sim dallo scarso valore commerciale ceduto da Pomatto a Perri per trenta euro e che questi non avrebbe mai pagato. Bastò questo per innescare l'omicidio? E poi perché ricoprire il cadavere dell'ex panettiere con banconote false da 50 euro. Anche questo Mario Perri non l'ha ancora spiegato al giudice.