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Finiranno nel fascicolo dei pm romani titolari dell'inchiesta su appalti della Consip (la centrale di acquisti della pubblica amministrazione) gli sms ricevuti dal governatore della Puglia Michele Emiliano (foto), dall'allora sottosegretario a palazzo Chigi e oggi ministro dello Sport, Luca Lotti. Messaggi in cui Lotti suggeriva ad Emiliano un incontro con l'imprenditore farmaceutico Carlo Russo, amico di Tiziano Renzi, padre dell'ex premier. Mercoledì il governatore della Puglia verrà ascoltato come testimone dalla procura di Roma e quegli sms finiranno nel fascicolo. Sabato Emiliano aveva escluso l'ipotesi di un conflitto di interessi tra la sua posizione nell'inchiesta e il suo ruolo di sfidante di Matteo Renzi alla segreteria del Pd. Non verrà invece ascoltato, almeno per il momento, il ministro Lotti indagato con il comandante generale dell'Arma dei carabinieri Del Sette e il comandante della Legione Toscana dei carabinieri, generale Saltalamacchia, per i reati di rivelazione del segreto d'ufficio e favoreggiamento. Ha già reso dichiarazioni spontanee respingendo l'accusa di aver rivelato ai vertici della Consip, l'esistenza dell'indagine. «Non ne sapevo nulla» ha detto ai magistrati. A chiamarlo in causa è l'amministratore delegato della società Luigi Marroni. Il contenuto degli sms ricevuti da Michele Emiliano sarà invece oggetto dell'interrogatorio al quale sarà sottoposto la prossima settimana, Tiziano Renzi, accusato di traffico di influenze in concorso con Russo, uomo legato all'imprenditore napoletano Alfredo Romeo. Quest'ultimo, tassello chiave dell'indagine , mirava ad aggiudicarsi almeno tre lotti del mega appalto Fm4 (facilty management) da 2,7 miliardi di euro, bandito nel 2014 da Consip. di Gabriele RizzardiwROMAUn "listone" di tutto il centrodestra sui temi del sovranismo da sperimentare già alle amministrative, in particolare a Genova. Lo propone Giorgia Meloni a In Mezz'Ora. La leader di Fratelli d'Italia, che esclude la possibilità di fare le primarie il 9 aprile come inizialmente proposto da Matteo Salvini, è convinta che il centrodestra possa trovare un accordo per le elezioni anche se si andrà a votare con l'Italicum. «Sono ottimista sul fatto che si possa fare una lista che comprende ampi pezzi di centrodestra, se non in buona sostanza tutti quelli che vogliono aderire ad una proposta nuova, chiara, con una clausola anti-inciucio e metodi chiari per la scelta della classe dirigente» dice la Meloni, che propone di iniziare l'esperimento a Genova: «Nelle prossime amministrative mi piacerebbe che noi facessimo questo tentativo, per esempio penso alla città di Genova, dove c'è una bella realtà di Fratelli d'Italia, c'è una bella realtà della Lega e Forza Italia è rappresentata da Giovanni Toti che con noi ha fatto tante iniziative». Giorgia Meloni boccia l'ipotesi che nell'intesa possa trovare posto il nuovo polo sovranista di Gianni Alemanno e Francesco Storace: «Mi viene difficile pensare che si possa fare i sovranisti con chi a Roma ha appoggiato Marchini, hanno fatto molte giravolte, non li considero alleabili a noi». Parole che scatenano la dura reazione dei grandi esclusi. «Meloni divide mentre è doveroso creare unità» dice Gianni Alemanno. «Meloni non credo possa darmi lezioni di coerenza» taglia corto Storace.Il "listione" unico sarà accettato da Berlusconi? Per il momento il Cavaliere non si espone. Ma l'idea non lo convince perché la Meloni propone un polo sovranista e quindi anti-euro, e la selezione attraverso le primarie dei candidati. Ma non basta. La leader di Fratelli d'Italia vuole anche una clausola "anti-inciucio" che impedisca un'eventuale grande coalizione post elettorale, in caso di pareggio, per tener le mani legate a Fi. Insomma le condizioni che già in passato hanno fatto storcere il naso a Berlusconi. Pollice verso anche da Angelino Alfano: «Quella destra lì non c'entra nulla con quella che abbiamo conosciuto. Noi vogliamo riunificare quelli che sono vicini al partito popolare europeo». Ma anche in Forza Italia i favorevoli non mancano. «Bene la proposta di una lista unica. La Liguria è pronta» scrive su Facebook Giovanni Toti. «Sono d'accordo con la proposta di Giorgia Meloni. Uniti si vince» aggiunge Daniela Santanché. Dubbi arrivano invece da Francesco Giro («Il listone non è la soluzione») mentre il centrista Gaetano Quagliariello vede il "listone" come «la migliore risposta alla disaffezione e disgregazione».©RIPRODUZIONE RISERVATA ROMA«La legge sul tetto ai compensi degli artisti della Rai metterebbe oggettivamente la Media Company di servizio pubblico in una condizione di subalternità». A pochi giorni dal voto del Cda Rai, che ha impegnato Viale Mazzini ad ottemperare anche per gli artisti i dettami della riforma per l'editoria che fissa a 240 mila euro lordi l'anno il tetto degli stipendi, è stato il dg Antonio Campo Dall'Orto a dire la sua con una lunga lettera al quotidiano la Repubblica. Niente, da fare, sostiene netto il direttore generale replicando ad un editoriale di Natalia Aspesi, «non c'è modo di guardare a questa misura come opportunità», «una buona squadra è fatta anche da giocatori esperti che vanno adeguatamente retribuiti».Ma se la maggior parte dei tanti artisti e giornalisti coinvolti evitano al momento commenti, tra opinionisti e politici non tutti la pensano come lui. A cominciare da un ex di peso della Rai come Giovanni Minoli, che dalle pagine di Libero si dice invece del tutto favorevole al taglio: «Sarebbe il modo per calmierare i compensi, far uscire dalla paralisi la Rai e dare un senso agli introiti da 2 miliardi di euro del canone pubblico».Tant'è, in attesa che arrivi un cenno dai ministeri dell'economia e dello sviluppo economico - in settimana potrebbe esserci un incontro tra i due dicasteri - o che parta una iniziativa parlamentare, le fazioni dei favorevoli e dei contrari sono entrambe nutrite e i toni della discussione accesi. Dalla neonata formazione dei Democratici Popolari, l'ex pd Roberto Speranza applaude al tetto: «Non si può immaginare che dalla Rai, che è un'azienda pubblica, non arrivi un messaggio netto di sobrietà». Da Forza Italia, Maurizio Gasparri traccia un distinguo tra artisti e giornalisti vip e se la prende con i sottosegretari Calenda e Giacomelli: «stanno preparando la "legge Fazio" - denuncia - ed è incredibile che il governo, mentre dilaga la povertà, pensi a un blitz legislativo per dare milioni ai propri cocchi tipo Fazio e Annunziata».Ma Minoli non si limita a parlare del tetto degli stipendi: punta il dito sui troppi collaboratori esterni di Viale Mazzini, critica le scelte dei vertici, denuncia lo strapotere dei manager, rimprovera al dg Campo Dall'Orto di non aver ancora presentato un piano editoriale. Alla fine lancia la sua proposta, che è quella di mettere a gara una parte del canone: «Si deve fare in modo che una quota parte della concessione si leghi ai progetti. Per esempio dei 400 milioni in più piovuti dal canone nella bolletta elettrica, 200 se ne potrebbero assegnare a tv che non siano la Rai. Si innescherebbe un circuito virtuoso verso l'alto. Il tetto a quel punto diventerebbe un falso problema».La Rai intanto ha ufficializzato sul suo sito il cambiamento nelle buste paga di giornalisti e dirigenti. Risparmio calcolato: 1 milione 655 mila 102 euro. Trentasette gli interessati.