Nella bolgia infernale del Borghetto
IVREA «Gli altri hanno le piazze, noi abbiamo un quartiere intero». E che quartiere, verrebbe da dire, un pezzo della vecchia Ivrea, quella che affonda le proprie radici nella storia, unico nel suo genere. Basta arrivarci, sul Ponte Vecchio, fermarsi e volgere lo sguardo alla Dora che qui, durante le disastrose piene alluvionali, arrivò quasi a lambire le case, e poi inoltrarsi nel dedalo di viuzze del Borghetto, per avere la dimensione di che cosa sia questo posto per il popolo dei Tuchini. Una "casa" molto affollata nei giorni della battaglia, e che da domani tornerà a pulsare come un enorme cuore rossoverde.Dal Borghetto non si passa. O meglio, si può passare, ma a che prezzo. Lo sanno bene gli aranceri sui carri che qui entrano nel loro girone infernale. Un imbuto, una trappola perfetta. Davanti, dietro, di lato, di sopra e di sotto è un assedio. Immaginatevi un manipolo di temerari (quelli sui carri) che devono far fronte a 1.200 aranceri a piedi che contemporaneamente li martellano impedendo al mezzo e agli animali che lo trainano di muoversi. E lì, inchiodato, senza difese, perché non si scappa dal Borghetto, la tempesta di agrumi colpisce maschere, corazze e mani dei malcapitati, disegnando a terra, sulle reti, sulle divise poltiglie di "sangue" rappreso color arancio. «Ci sono alcune cose che gli eporediesi fanno fatica a spiegare con semplici parole al resto del mondo - osserva Luca Guglielmini, il presidente dei Tuchini -. Cosa rappresenta per noi Violetta e che gusto proviamo a spaccarci le arance in faccia, sono forse le più difficili. Quel brivido che ti corre lungo la schiena quando il primo carro gira sul Ponte Vecchio è un misto di emozioni che fanno esplodere l'enorme cuore rossoverde in 1.800 pezzi. L'adrenalina della prima volta che magicamente si ripete ogni hanno ti fa passare la paura che solo gli uomini coraggiosi provano. Anche quest'anno, il festoso popolo della riva destra della Dora difenderà orgoglioso il proprio territorio, dal primo all'ultimo carro. Fieri corvi neri, al grido di "Tucc'un" (sta per tutti per uno, ndr) che ci distingue dagli altri, sapremo dimostrare alla città e a chiunque verrà a Ivrea chi sono i Tuchini del Borghetto». (m.mi.)