«Il sogno di Violetta, regalo di mio marito»
IVREA «Mio marito ha voluto regalarmi la realizzazione di un sogno». Commenta così, Carla Garindo Brunod, a distanza di quarant'anni, il suo aver interpretato la Mugnaia per l'edizione 1977 del Carnevale. Né lei né gli amici più cari, conoscendone la riservatezza, avrebbero mai pensato che suo marito avrebbe espresso parere favorevole alla richiesta degli organizzatori del Carnevale, eppure accadde proprio così e lui fu il primo grande fan della sua sposa/Violetta. Da qualche anno Renato Brunod non c'è più, ma il suo ricordo continua a vivere nel cuore e nelle parole della moglie ed è tuttora presenza tangibile nell'attico le cui finestre inquadrano una vista spettacolare della Serra. A partire da una fotografia bellissima, in una cornice d'argento, che ritrae la coppia mentre balla durante il veglione del sabato sera di Carnevale: lei felice, giovane Mugnaia, lui giustamente orgoglioso Toniotto. Un ritratto informale e lieto che spiega quanto, prima ancora di essere stata regina della città per tre meravigliosi giorni, Carla Brunod sia sempre stata regina nella sua casa, amata e benvoluta dai suoi cari come poi lo è stata e lo è ancora oggi dagli eporediesi, grati per il suo aver saputo cogliere e interpretare in modo corretto l'immagine simbolo della manifestazione più sentita e partecipata. «Sono nata e cresciuta a Milano, ma conoscevo Ivrea per averne sentito parlare da mio padre che era stato militare qui e ne serbava un piacevole ricordo - racconta la Mugnaia 1977 -. Ho conosciuto mio marito, anche lui milanese di nascita, a Champoluc dove la mia famiglia era solita trascorrere la villeggiatura e dove lui aveva la casa dei nonni paterni. L'incontro con il Carnevale fu tanto improvviso quanto folgorante: era il 1967 e, dopo un anno e mezzo di fidanzamento, durante il quale mai mi aveva fatto cenno di tale festa, venni a Ivrea a conoscere i miei futuri suoceri, proprio mentre impazzava la manifestazione». «Usciti di casa per recarci a prendere un caffè - continua - giungemmo in corso d'Azeglio dove una fiumana di persone con la berretta rossa attendeva l'arrivo del corteo: fu un'impressione sorprendente, un autentico colpo di fulmine. Trasferitami qui, ho avuto modo di conoscere e approfondire la parte storica e il cotè leggendario della festa fino ad accogliere l'invito a essere Mugnaia e la sensazione che provo ogni anno, quando tornano i giorni di Carnevale è rimasta immutata». I ricordi sono tanti e nitidi: dal Generale che le fu accanto, Sergio Garberi, al rischio poi sventato, di essere svelata in anticipo dal Piffero, i due giri del martedì sotto una pioggia torrenziale e lo scarlo che non voleva bruciare, i timori in attesa dell'uscita, il sabato sera, dissolti al primo levarsi del boato d'entusiasmo che salì dalla piazza al suo apparire. «Non scorderò mai - afferma - la potenza di quell'enorme unico suono, fatto di tante espressioni sonore differenti e con gioia lo rivivo ogni anno, in piazza, quando applaudo la nuova Violetta». Qualche mese dopo il suo Carnevale, Carla Brunod, tra l'altro, fu tra i fondatori dell'Ordine della Mugnaia nel quale, per vent'anni ha ricoperto la carica di granera (tesoriera). Non è cambiata molto da allora: stesso sorriso smagliante, stessa inconfondibile acconciatura, grande amore per la vita, per i figli, Maurizio, famoso musicista, e Alessandro, e per le tre nipotine, Naima, 8 anni, Nora di 6 e Nicole di 4. Nonna moderna e assolutamente al passo con i tempi, si è calata con successo nelle moderne tecnologie e le sfrutta con entusiasmo per ritrarre le tre bambine e girare simpatici video. A loro racconta spesso la bella favola dei giorni magici in cui visse il sogno di Mugnaia e tutt'e tre le hanno confidato di voler seguire il suo esempio: non solo, dunque, Carla Brunod si è limitata a entrare nella storia cittadina quale Violetta, ma ha provveduto anche a regalare alla sua tradizione una triplice promessa di futuro che fa davvero ben sperare. (fr.fa.)