Perri oggi davanti al giudice Confessa l’omicidio Pomatto
di Mauro Giubellini wRIVAROLO Mario Perri, 56 anni, pregiudicato rivarolese e assassino reo confesso di Pierpaolo Pomatto, ex panettiere felettese di 66 anni, anch'egli con precedenti penali, comparirà questa mattiva davanti al giudice per le udienze preliminari per il rito abbreviato che gli permetterebbe lo sconto di un terzo della pena in caso di riconosciuta colpevolezza. Questa la scelta del suo avvocato difensore, Flavia Pivano, dopo innumerevoli colpi di scena. Perri sino a lunedì scorso si era sempre professato innocente. Poi sorprendendo il suo stesso legale ha confessato l'efferato delitto: «Pomatto l'ho ucciso io, ma per legittima difesa». I carabinieri lo assicurarono alla giustizia il 12 febbraio scorso. Pomatto venne ucciso il 18 gennaio del 2016 con un colpo di pistola alla testa, sparato dall'alto verso il basso. «Quella sera Pomatto mi chiese di accompagnarlo a ritirare una pistola. Gli dissi di no, perchè ero in libertà vigilata. Ma lui insistette. Così ci demmo appuntamento in un bar», ha raccontato Perri dipanando poi un racconto complesso e con passaggi tutti da chiarire. «Pomatto però mi chiese di lasciare a casa il telefonino, che avevo appena comprato da lui e la mia pistola, una calibro nove. Tutto questo m'insospettì». Il pregiudicato originario di Settignano, in provincia di Cosenza invece la sua rivoltella la prese con sè, nascondendola dietro la schiena. «Quando arrivammo nelle campagne di Vesignano, dietro all'azienda Gribaudo e Salvia incrociammo un'auto bianca (cosa realmente verificata dai carabinieri che interrogarono la coppietta che vi era sopra ndr). Poi Pomatto rallentò quando vide un'Alfa scura con almeno tre persone a bordo. Allora compresi che quella era un' imboscata. Quelli volevano farmi fuori». Perri a quel punto estrasse la sua pistola e si fece consegnare quella di Pomatto, una 7.65, intimandogli di scendere dall'auto. «Appena me lo sono trovato di fronte quello di aggredì. Ho lo "ribaltavo" io o lo faceva lui. Così gli sparai in testa». Poi una scena da film western. Nel suo racconto Perri sostiene di aver esploso verso l'auto dei suoi presunti sicari gli interi caricatori delle due armi, facendoli fuggire. Poi gettò in segno di disprezzo alcune manciate di banconote false sul corpo di Pomatto. All'alba tornò per far scomparire le prove. Di pistole e bossoli - secondo il suo racconto - se ne sbarazzò buttando tutto in un cassonetto alla Bicocca. Tutto questo lo dovrà confermare stamane davanti al gup, salvo nuovi colpi di scena.