Trump non cede e attacca Merkel

di Andrea Visconti wNEW YORK Fino all'ultimo Trump ha tenuto il Paese col fiato sospeso. Come fosse la puntata finale del suo programma tivù "The Apprentice" ha creato la suspence per la poltrona di giudice della Corte Suprema. Vincitore è Neil Gorsuch antiabortista oppure Thomas Hardiman che difende la libertà di girare armati? Un finale televisivo che è avvenuto ventiquattr'ore dopo un altro annuncio degno di The Apprentice. «You're fired», sei licenziata, è stato il verdetto di The Donald nei confronti di Sally Yates. Fino a lunedì sera era ministro della Giustizia a interim in attesa che il Senato confermi Jeff Sessions, l'uomo scelto da Trump a capo del Dipartimento della giustizia. Ma la Yates è stata messa alla porta e accusata di tradimento. La sua colpa? Aveva onorato il suo alto incarico affermando di non essere in grado di difendere legalmente l'ordine esecutivo del Tycoon di negare l'ingresso a cittadini provenienti da sette Paesi a maggioranza islamica. Secondo la Yates il divieto poggia su una particolare appartenenza religiosa e dunque in contrasto ci dettami costituzionali. In realtà la Yates è stata allontanata perché era una pedina dell'era Obama e, a giudizio del presidente, «debole per quanto riguarda le frontiere e ancora più debole su questioni di immigrazione». Tempo un'ora e la giudice era già stata sostituita dal procuratore distrettuale Dana Boente che subito aveva riconfermato l'ordine esecutivo di Trump sui rifugiati provenienti da Yemen, Somalia, Libia e Sudan, oltre a quelli che vengono da Iran, Iraq e Siria. Fosse per lui, Trump licenzierebbe, oltre alla Yates, anche Angela Merkel. Lo si intende dalle dichiarazioni rese ieri da un alto consigliere Usa per il commercio che ha accusato la Germania di trarre vantaggio dall'euro sottovalutato. Accusa che la cancelliera tedesca ha bocciato respingendo l'idea che il suo governo interferisca con la politica indipendente della Banca Centrale Europea. È l'inizio di uno scontro nel tentativo di isolare la Germania a causa del suo disavanzo commerciale? Quel che è certo che sulla stretta sull'immigrazione il Tycoon è inflessibile benché ieri abbia ammorbidito la sua inflessibile posizione: verranno ammessi in via eccezionale 872 rifugiati che erano già in viaggio verso gli Stati Uniti quando era scattato l'ordine esecutivo: la loro identità e documentazione era già stata accuratamente verificata prima che si mettessero in viaggio verso gli Usa. Nella faccenda della Yates c'è anche un risvolto tragi-comico. Quando nel 2015 la giudice fu messa sotto esame dalla Commissione giustizia del Senato prima di essere confermata vice ministro della giustizia, a bersagliarla di domande fu anche il senatore Sessions che Trump ora vuole a capo del dipartimento per la giustizia. «È pronta ad assumersi la responsabilità di dire no al presidente, se le venisse chiesto di fare qualcosa di improprio?». Sessions allora si riferiva al presidente Obama. Non si aspettava certo che quella domanda sarebbe stata pertinente in relazione al suo futuro boss. Ora sulla nomina di Sessions c'è il freno dei democratici. Si rifiutano di confermarlo sostenendo che a sua volta non sarebbe in grado di far fronte a pressioni da parte del capo della Casa Bianca. Ma i democratici stanno facendo opposizione anche alla nomina di Steven Mnuchin, designato a guidare il Tesoro, e a Tom Price, scelto da Trump per essere alla testa del Dipartimento della Sanità. ©RIPRODUZIONE RISERVATA