LA FORMULA 1

di Gianluigi Giannetti «Pilota vuol dire velocità e coraggio. La Formula 1 ritorna al passato? Me lo auguro, ho voglia di gare entusiasmanti, io non ci rinuncio». Jean è sempre Alesi, quel numero 27 da Avignone figlio di siciliani che dal 1991 al 1995 ha lasciato in Ferrari il segno guascone del talento e delle piste prese a morsi. L'ultimo, Jean, ad aver portato in gara il leggendario 12 cilindri del Cavallino, prima che abdicasse al V10 per uno dei tanti scossoni al regolamento che fanno della Formula una storia isterica. Avanti forte e poi tanta retromarcia, nervosamente a caccia di spettacolo. Ha avuto anche la Benetton-Renault, Alesi, e poi i team Sauber, Prost e Jordan, con tanta McLaren-Mercedes da collaudatore di lusso a fine carriera. La Formula se la spiega tutta, anche a questo suo ennesimo ribaltone. Il Mondiale cambia davvero o è solo maquillage? «Auto più grandi, gomme più larghe, alettoni taglia maxi. Questo nuovo regolamento me lo aspettavo. Era nella filosofia della Formula 1 portare in pista la tecnologia dei motori ibridi, ma ditemi che non sono l'unico a a vedere l'effetto che ha fatto. Monoposto con un rumore orribile che si guidano come videogiochi. Il sorpasso è un fatto sportivo quasi da artista ridotto ormai a un caso su qualche pista. La Federazione ha cambiato? Era una emergenza, il pubblico aveva bisogno di un cambiamento radicale. Intanto cominciamo la stagione con auto più aggressive da vedere, poi faremo i conti su come saranno da guidare» Quale sarà l'elemento per spuntarla? «Le previsioni sono chiare, auto più veloci in curva grazie a pneumatici più grandi. Tutti sanno che il lavoro della Pirelli è affidabile e che queste gomme, come le precedenti, devono lavorare in una fascia di temperatura ideale per dare la massima aderenza sull'asfalto. Troppo calde o troppo fredde, l'auto scivola e la prestazione non c'è. Il punto è casomai che per tenerle a regime serve una spinta al suolo che può dare solo l'aerodinamica. La chiave del Mondiale è tutta qui, perché con il nuovo regolamento non abbiamo più punti fermi. La Formula 1 torna complicata e le soluzioni geniali pagano». La stagione 2017 sembra quindi già avere un nome e un cognome. «Se la questione è brutalmente tecnica, in pole position c'è Adrian Newey. È lui il progettista che può avere in mano da subito l'interpretazione giusta. Ha sempre dimostrato di essere un genio nell'aerodinamica, con la visione d'insieme, l'invenzione e l'attenzione ai dettagli. Mi aspetto una Red Bull velocissima e capace di sfruttare le pieghe del regolamento a suo favore. Non ho dubbi che il team di Milton Keynes sia un serio pretendente al Mondiale, perfino il favorito se riuscirà a colmare il ritardo da Mercedes già dalle prime gare. Nella seconda parte della scorsa stagione il motore Renault poi ha fatto passi enormi in potenza e guidabilità. Questa Red Bull potrebbe non fare sconti a nessuno». Ma non può essere questo l'anno della riscossa Ferrari? «Basta analizzare la stagione passata per capire. Raikkonen ha fatto il suo lavoro, presente e a punti con un sesto posto finale nella classifica piloti. La questione è Vettel. Dopo le tre vittorie nel 2015, lo scorso anno neanche un successo. Dava semplicemente l'idea di non riuscire a guidare la sua monoposto. Dalla Ferrari mi aspetto una scossa d'orgoglio, perché il motore non si discute ma serve una svolta nell'aerodinamica. Con le carte mischiate dal nuovo regolamento, Vettel a questo punto ha solo due possibilità, stare davanti a tutti, oppure no. Non tiene la logica dei piazzamenti». Soprattutto con Hamilton e la sua Mercedes. «Quella di Stoccarda si è dimostrata una macchina senza difetti, ed è in mano a Lewis che non concede nulla a nessuno, ma potrebbe essere costretto a farlo. Sulla Red Bull c'è Max Verstappen, il più grande talento in pista degli ultimi dieci anni, e non certo per essere diventato il più giovane a vincere un Gp. Ha potenzialità di guida enormi, il suo compagno in Red Bull Daniel Ricciardo è veloce, ma Max ha una capacità di controllo della vettura fuori categoria». Quella 2017 sarà ancora una stagione di delusi e dispersi? «Mi piange il cuore nel vedere Alonso lottare nelle retrovie. Oltre a Mercedes, Red Bull e Ferrari, non vedo altri team capaci di lottare per la vittoria, e purtroppo neppure la Mclaren di Fernando. Lui vorrebbe esserci, e poi c'è chi ha smesso. Il ritiro del campione in carica Rosberg per un pilota è inspiegabile. Ne avrà avuto abbastanza delle follie del Circus». Come i "ritirati che ritornano" e lo spazio che manca ai giovani? «Il mercato piloti è una cosa che mi spiego sempre meno. Williams poteva attingere a un grande serbatoio di giovani talenti e invece ha richiamato Felipe Massa, che si era ritirato. Non è per la persona, ma per le occasioni, anche per quella dose di spettacolo in più che mettono i giovani, forse con meno testa ma anche con meno limiti. Non hanno spazio, e quando si sale dalle formule inferiori non vale neppure solo la logica del merito. Si viene scelti perché il nome circola, è una speculazione più che un investimento. Certo, con Max Verstappen c'è chi ha fatto bingo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA