Le auto della truffa finivano in Francia

IVREA Le auto sottratte con le truffe, dopo essere state "ripulite", finivano sul mercato francese. È quanto emerso, ieri, nel corso del maxiprocesso a quelle che sono definite le famiglie della truffa canavesane. Il processo in corso è infatti nato dall'operazione Supercar che aveva scoperto una vasta organizzazione formata da decine di persone in tutta Italia il cui centro di comando era basato nel Canavese, dedita alle truffe e al riciclaggio. Gli imputati sono persone legate alle famiglie Mesoraca e Bevilacqua di Rivarolo. Duecentocinquanta i capi di imputazione, oltre 130 le vittime delle truffe, un giro di affari stimato in tre milioni di euro nel periodo contestato, dal 2009 al 2013. L'organizzazione era formata da una ventina di persone coordinate daiconiugi rivarolesi e i loro famigliari (molti di questi sono usciti dal processo in fase preliminare attraverso riti alternativi). Queste ovviamente le tesi avanzate, dal pubblico ministero Mauro Ruggero Crupi della Procura di Ivrea. Ieri, davanti al collegio dei magistrati presieduto dal giudice Elena Stoppini, sono sfilati un altro gruppo di testimoni dell'accusa. I testi in questo processo sono oltre un centinaio, provenienti da ogni zona di Italia. Alcune delle vittime hanno raccontato come venivano contattate sui siti di annunci di vendita auto, uno o più imputati si recavano a vedere il veicolo in vendita, lo acquistavano con un assegno circolare pagando il sabato quando solitamente le banche sono chiuse, la vittima se ne accorgeva solo il lunedì che l'assegno usato non era valido o falso. Ieri sono stati anche sentiti alcuni carabinieri che hanno lavorato alle indagini che hanno ricostruito come le auto che venivano sottratte con le truffe venivano poi inviate in Francia per essere rivendute. Prossima udienza a febbraio. Valerio Grosso