ALLEATO INSOSPETTABILE PER L’UNIONE: È LA CINA

Ancora dolenti per le mazzate inferte loro dal popolo dei populisti, le èlite economiche mondiali sono riunite in questi giorni nel loro sancta sanctorum di Davos in Svizzera, come fanno ogni anno, convinte dopo il trionfo di Trump di dover assistere a una dolente rappresentazione del "Crepuscolo degli dei". E invece hanno scoperto che oltre a procedere per corsi e ricorsi, la storia può esibirsi in spettacolari acrobazie e giravolte, degne del miglior Circo equestre: che è, come tutti sanno, quello cinese. Ieri infatti si è presentato fra le nevi elvetiche il massimo leader di Pechino che è anche capo del più potente partito comunista sopravvissuto al '900, e, col piglio deciso di un antico padrone del vapore, è riuscito a tonificare i presenti, se non a renderli euforici. Chi ha detto mai che la globalizzazione è finita? Ha esordito Xi Jinping in aperta polemica con il nuovo protezionismo nazionalista che Trump vorrebbe imporre al mondo e che colpirebbe in egual misura la Cina come l'Europa. Forse non totalmente dimentico delle sue origini politiche, il signore di Pechino ha spiegato che la globalizzazione va modificata in modo da determinare nuovi equilibri sociali ed economici in un mondo dove otto supermiliardari posseggono più di quanto possegga tutta assieme la metà della popolazione povera del mondo. Anche il leader cinese fa suo, come avevano fatto già dall'altro ieri tutti i partecipanti al meeting, l'allarmante rapporto Oxfam che informava fra l'altro come la crescente tendenza alle differenze abissali fra ricchi e poveri possa generare, anche nel breve periodo, catastrofi sociali rispetto alle quali il fenomeno delle migrazioni di massa ci apparirà solo come un minuscolo incidente. Come sfuggire allora alla tremenda equazione formulata anni addietro da Piketty che tenta di dimostrare scientificamente l'ineluttabilità della forbice crescente fra ricchi e poveri? A questa domanda Xi Jinping dovrà trovare una risposta in primo luogo a casa sua, dove non mancano certo squilibri paurosi fra i cittadini. Per quanto riguarda le nazioni, il presidente cinese sostiene che occorre evitare ogni isolazionismo, opporsi all'aumento dei tassi doganali, rifuggire alle tentazioni autarchiche. E bisogna tenere fede agli accordi sul clima, che ora Trump ha annunciato di considerare carta straccia. Insomma se il presidente eletto voleva trovare nella Cina il suo pericolo numero uno, ebbene l'ha trovato. Da ieri la Cina si candida ad essere l'altra superpotenza di questa fase storica. Per farcela, tuttavia, avrà bisogno di alleati. L'amico al momento più fedele, che è Vladimir Putin (con cui ha interessi commerciali enormi) potrebbe venire risucchiato nelle acque tempestose del trumpismo anche se, considerando la grandissima abilità politica del nuovo zar, ben difficilmente si farà stringere in un abbraccio soffocante. Ecco dunque Xi Jinping rivolgersi con attenzione all'Europa, un mercato che, salvo possibili follìe di Bruxelles, resterà aperto e fervido partner commerciale: il valore degli scambi raggiunge quasi 700 miliardi di dollari. A questo punto, non è da escludere che la Cina cerchi nell'Europa anche un alleato politico. Che vuol dire? Certamente non parteciperemo alle interminabili sfilate militari che scorrono di fronte al mausoleo di Mao. Piuttosto l'Europa potrà dare un aiuto a Pechino nel corso dell'attuale confronto con gli Usa sull'egemonia nel Mar cinese e nei Paesi del sud-est asiatico. Roba da poco. Ma se la nomenklatura di Pechino vedesse crescere un'Unione europea davvero forte e solidale, allora la Cina non mancherà di corteggiarci. Il problema con voi, ha detto Shy Zinquin, un gerarca del commercio estero, è che «bisogna negoziare con i singoli Paesi, mentre una trattativa di insieme sarebbe molto più proficua». E qui veniamo a un altro problema: quello di cui s'è fatto portatore a Berlino il presidente Gentiloni impegnato, come tutti gli europeisti convinti, a "salvare ad ogni costo il soldato Merkel", l'unico leader continentale all'altezza delle sfide che attraversano il mondo scontando la nostra totale irrilevanza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA