Lodo Asa, ultima chiamata Le speranze nella Regione

di Mauro Michelotti wRIVAROLO Oggi pomeriggio, mercoledì, alle 15, presso gli uffici torinesi dell'assessorato regionale al Bilancio, finanze e programmazione economico finanziaria, la complessa vicenda del lodo Asa scriverà l'ennesima pagina, quella decisiva, con ogni probabilità. Il terremoto politico successivo alla vittoria del No al referendum sulla Costituzione, con conseguenti dimissioni del premier Matteo Renzi e fine anticipata del suo governo, ha prodotto ciò che nessuno si augurava: mai discussi gli emendamenti che dovevano approdare in Senato (i Comuni che devono far fronte al debito, 9 milioni di euro, in caso di transazione, rispetto ai 76 accumulati dall'Azienda servizi ambiente, avevano chiesto deroghe al patto di stabilità e la possibilità di dilazionare il debito stesso accendendo un mutuo trentennale con la Cassa depositi e prestiti), situazione congelata, e speranze appese a un filo, il decreto mille proroghe. «Ma nel decreto mille proroghe non ci siamo - commenta, amaramente, il sindaco di Rivarolo, Alberto Rostagno - . Per cui, ora, ci aspettiamo che l'assessore Aldo Reschigna ci dica con chiarezza che cosa la Regione può fare per venirci incontro. Del resto, nella partita ci sono anche le tre Comunità montane (Alto Canavese, Valli Orco e Soana, Valle Sacra Valchiusella Dora Baltea) che sono un'emanazione regionale. L'assessore, nei precedenti incontri, ci ha sempre assicurato il suo interessamento, anche rispetto al ruolo di garante nei confronti del commissario Stefano Ambrosini. Adesso è tempo di risposte, in un modo o nell'altro. Diversamente, liberi tutti». Liberi di agire individualmente, da tempo, si sono sentiti quattro Comuni che hanno preferito intraprendere la strada del ricorso, ovvero Feletto, Pertusio, Busano ed Oglianico. Il primo si è affidato al noto studio Dal Piaz di Torino, gli altri tre a quello Cresta (torinese anche questo). Il segnale che hanno mandato è inequivocabile: non ci si rassegna a pagare i debiti dell'ex colosso con i piedi di argilla con la convinzione che non ci sia una responsabilità diretta dei Comuni, ma che gli autori del crack abbiano nomi e cognomi precisi. Certo, per i Comuni che hanno scelto di transare e i soldi li hanno accontonati, la strada, seppure in salita, sembra meno disseminata di ostacoli rispetto a chi i soldi in bilancio non li ha mai inseriti perchè di risorse non ne dispone. Comunque vada, sarà un insuccesso.