«Altro dietro questi prestanome»

ROMA Un'operazione di cyberspionaggio «su scala industriale» e «di alto livello» che implica dei mezzi tecnologici sofisticati per aggiornare e mantenere invisibile nel tempo un malware. Le due persone arrestate «non sono del mestiere, sono dei prestanome e dietro c'è uno sponsor». È questo il parere di Andrea Zapparoli Manzoni, esperto di sicurezza, sulla rete smantellata dalla Polizia Postale che spiava silenziosamente da anni politici, istituzioni, pubbliche amministrazioni, studi professionali e imprenditori. «Il fatto che il malware non sia stato individuato per anni implica due scenari -. Il primo è che qualcuno, una infrastruttura, nel tempo lo abbia aggiornato in modo che rimanesse invisibile. Questo presuppone capacità di alto livello che non sono nelle possibilità dei due arrestati, sconosciuti al mondo hacking». Tra i domini usati, sottolinea Zapparoli Manzoni, c'è ad esempio eyepyramid.com, cioè il nome del malware impiegato, «che non userebbe neanche una persona sprovveduta. Questa è una storia affascinante a cui manca un pezzo». Altro scenario delineato dall'esperto, che rafforza l'ipotesi precedente, è che il malware sia talmente sofisticato «da essere stato comprato ad un alto livello, come un'arma nucleare, e nel mondo il campo si restringe a poche aree geografiche come Russia, Cina e Stati Uniti. È un'operazione su scala industriale che ha spiato quasi 20mila persone». «In generale - osserva Andrea Zapparoli Manzoni - oggi ci sono dei software sul mercato che per poco prezzo consentono capacità straordinarie. Se non sei un hacker professionista li compri, li usi e funzionano perché online ora è tutto insicuro. Ma un conto è comprare un malware e usarlo oggi, un altro è puntare ad utilizzarlo per anni, come nel caso della rete di cyberspionaggio scoperta dalla polizia. Vuol dire che è stato aggiornato, le armi digitali hanno bisogno di manutenzione. Dietro questa storia ci sono hacker e cybercriminali "cattivi", di fianco ci sono interessi di Stato». «Questa storia dimostra che la sicurezza usata mediamente, anche da cariche importanti ed istituzionali, è inadeguata. Sancisce che nel nostro paese il livello di sicurezza generale è insufficiente», sottolinea l'esperto. Che spiega come proteggersi dalle mail sospette. «Va fatta una distinzione tra quelle chiaramente fuori contesto o che arrivano da mittenti sconosciuti, che vanno immediatamente cancellate senza aprile - spiega Zapparoli Manozini - e quelle più sofisticate, il cosiddetto spear phising non così facile da individuare perché sembra plausibile. In questo caso il consiglio è di tenere separate su dispositivi diversi le attività frivole da quelle più serie, proprio per non esporle a pericoli. E se si ha la percezione di qualcosa di sospetto rivolgersi alla Polizia Postale».