Si indaga sulla salute di Sandrine
VENEZIA La cartella clinica del ricovero in ospedale a settembre per l'interruzione volontaria di gravidanza, la documentazione sanitaria raccolta durante i quattro mesi di permanenza al campo di Cona, nel Veneziano, il referto dei medici che lunedì hanno tentato il tutto e per tutto per salvare Sandrine Bakayoko, ivoriana di 25 anni arrivata in Italia con un gommone dalla Libia con il sogno di aprire un salone di parrucchiera a Milano. Saranno questi i perni su cui si innesterà il supplemento di indagine chiesto al medico legale Silvano Zancaner dalla pubblico ministero della procura lagunare Lucia D'Alessandro, che sta seguendo il caso con la supervisione del procuratore aggiunto Carlo Nordio, ora reggente della procura di Venezia. L'obiettivo dell'approfondimento è quello, spiegano dalla procura, di indagare nei minimi particolari le condizioni cliniche di Sandrine negli ultimi mesi prima del decesso. Un'attività che, sottolinea la pm D'Alessandro, non prevede l'esecuzione di una seconda autopsia, bensì lo studio della varia documentazione clinica relativa alla venticinquenne che è stata sequestrata nelle ore successive al decesso. Sulle cause della morte, peraltro, non c'è alcun dubbio. Si è trattato di un decesso per cause naturali come ha chiarito l'autopsia eseguita dallo stesso dottor Zancaner nella mattinata di martedì. Sandrine Bakayoko è morta per tromboembolia polmonare massiva bilaterale, una patologia fulminante e il più delle volte asintomatica che non lascia scampo nemmeno con un intervento sanitario immediato. Il fatto che la vittima avesse solo 25 anni impone però indagini minuziose e proprio per questo la pm D'Alessandro vuole fugare ogni dubbio, chiarendo se il decesso possa in qualche modo essere collegato a patologie pregresse o se l'episodio è stato istantaneo e con esiti letali. Tra le carte all'attenzione del medico legale c'è la cartella clinica relativa all'interruzione volontaria di gravidanza a cui Sandrine si era sottoposta in ospedale lo scorso mese di settembre, poche settimane dopo l'arrivo a Cona. Sarà scandagliato anche il possibile nesso di causalità - che tuttavia appare pressoché impossibile - tra la grave patologia che ha stroncato Sandrine e lo stato febbrile che pare la ragazza lamentasse da qualche giorno. Il filone dell'inchiesta relativo alla morte della giovane, lo aveva sottolineato il procuratore aggiunto Nordio, «si sta avviando ad una fase quasi conclusiva».(r.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA