Sul tir impronte di Amri Polemiche sulla sicurezza
BERLINO Le impronte digitali trovate nella cabina del tir maledetto confermano che il tunisino Anis Amir è il killer della strage di Berlino. Il ministro dell'Interno tedesco Thomas de Maizière parla ancora prudentemente di «alta probabilità», ma gli inquirenti hanno ormai la certezza di essere sulla strada giusta dopo una serie di errori nella sicurezza che hanno scatenato polemiche contro servizi e forze dell'ordine e messo sotto pressione la cancelliera Angela Merkel. La caccia è aperta in tutta Europa, e a comporre il profilo di estremista islamico del tunisino si aggiungono nuovi tasselli. Uno, fornito da un fratello interpellato dalla Bild, indica che Anis Amri potrebbe «essersi radicalizzato nei quattro anni trascorsi in cella in Italia», durante i quali è passato da un carcere all'altro della Sicilia, facendosi notare per atti violenti. Dalla documentazione carceraria tuttavia «non emergono dati su una radicalizzazione». Il contesto dell'estremismo islamico è invece più evidente in Germania, dove Amri è arrivato nel luglio 2015. Al setaccio la rete di contatti che si addentra negli ambienti salafiti tedeschi con legami con lo Stato islamico, come quelli legati al predicatore iracheno Abu Walaa, al cui circolo Amri faceva riferimento, pur non essendo uno dei membri più stretti. Diversi blitz della polizia hanno interessato tre città, i luoghi che racchiudono la «vita tedesca» di Amri. Nei blitz 4 fermi a Dortmund, con brevi interrogatori e successivi rilasci. Ad Emerich è stato perquisito il centro profughi nel quale Amri era registrato. A Berlino irruzioni in appartamenti a Kreuzberg e Prenzlauer Berg e in un'associazione-moschea ritenuta crocevia di estremisti. La caccia continua, accanto alle polemiche per quella che uno dei maggiori esperti di terrorismo tedeschi, Peter Neumann, ha definito alla Dpa «il fallimento della sicurezza». Il settimanale Focus ha scritto che la polizia del Nordreno-Vestfalia (Lka) era a conoscenza dei piani di Amri di compiere attentati «almeno dalla scorsa estate». La Sueddeutsche ha scovato nelle carte degli inquirenti che il tunisino «si era addestrato in Bassa Sassonia per combattere in Siria». Dagli Usa il New York Times ha rivelato che Amri era nel radar dell'intelligence ed era stato inserito nella no-fly-list statunitense. Lo Spiegel ha svelato che era anche nel mirino dei servizi tedeschi «per essersi offerto come kamikaze». Aveva cercato online come procurarsi bombe e nella vita reale armi automatiche. Intanto diventa un caso lo "strano" tweet del leader del movimento anti-Islam Pegida Lutz Bachmann che, a due ore dall'attacco, ha cinguettato «l'autore è un musulmano tunisino», attribuendo l'informazione a fonti della polizia, mentre gli inquirenti ufficialmente stavano ancora battendo la pista del pachistano, poi rilasciato.