Rubate quattro pistole a don Bardesono

di Mauro Giubellini wLUSIGLIÈ I due anziani seduti al tavolino del bar affacciato alla piazza principale del paese, 548 abitanti, quando passa la signora Lucia, devota e fervente donna di Chiesa, si danno di gomito: «Se vai in parrocchia porta i nostri saluti a don... rivoltella». La notizia che a don Luciano Bardesono, 77 anni, storico parroco di Lusigliè Ciconio e Ozegna, stimato e amato dai fedeli, siano state rubate quattro pistole è sulla bocca di tutti in paese. Le armi, regolarmente detenute, erano custodite come prevede la legge in un'apposito mobile/cassaforte posto nella camera da letto dell'alloggio parrocchiale, insieme a quattro fucili di caccia. «Don Luciano è un amico, prima di tutto - dicono i due pensionati davanti al "caffettino corretto grappa" - ce ne fossero di parroci come lui. Lo scriva pure. Qui non c'è concittadino che da don Luciano non abbia ricevuto battesimo, comunione, cresima o sia stato sposato. Ed anche per l'estrema unzione vogliamo lui. È uno di noi, armato o disarmato che sia». I ladri sono entrati in azione domenica, forse sapendo che l'anziano religioso aveva l'intera mattinata impegnata nelle sue tre parrocchie e ad Ozegna doveva anche celebrare un battesimo. Al suo rientro si è trovato il modesto appartamento completamente a soqquadro. In casa aveva una manciata di euro in contanti, due medaglie d'oro donategli dal Torino calcio di cui è grande tifoso ma anche una piccola santabarbara. Ed è a quella che i malfattori puntavano. Forzato con un piede di porco l'armadio blindato si sono impossessati delle pistole, 4 Smith e Wesson di vario calibro, lasciando nella rastrelliera le armi da caccia e le relative cartucce. Forse perchè uscendo in pieno giorno dalla casa del parroco con i fucili a tracolla avrebbero rischiato di essere notati. «Ho fatto denuncia ai carabinieri - spiega don Luciano che di finire nuovamente nell'occhio del ciclone come un anno fa non ha affatto timore - Tutte le armi sono regolarmente denunciate, vi ho pagato le tasse e le detenevo legalmente». Non si cura delle critiche piovutegli addosso: «Un prete armato? E che male c'è. Le pistole le colleziono per passione. Come per passione amo andare a caccia. Sparo a pennuti e cinghiali, mica ai cristiani» - scherza don Luciano, che lo scorso anno s'infortunò gravemente proprio durante una battuta solitaria. Fu trovato in fondo ad un fossato, nei boschi. «Da allora le gambe mi fanno male e a caccia non ci sono più andato - ma tiene a precisare che - anche per il 2016 ho rinnovato tutti i permessi, pagandoli con la mia pensione e non con le offerte dei fedeli, come sostengono i miei amici animalisti» Animalisti che per questo lo denunciarono e gli aizzarono contro i giornalisti di Striscia la notizia. «Se rinuncia a sparare alle creature di Dio che invece dovrebbe proteggere - dissero - ritiriamo la querela». Don Luciano diede loro appuntamento a qualche mese dopo «per l'apertura della caccia al cinghiale» e li invitò a passare a trovarlo: «Da mangiare qui non troveranno molto ma un buon bicchiere di vino non manca mai». Per la cronaca i preti armati in Italia sono 128 e 117 sono cacciatori. Gli altri detengono un'arma per difesa personale.