Svolta di Trump sul clima «Ecco i miei cento giorni»
di Andrea Visconti wNEW YORK No al muro e no a Hillary in prigione. Ma anche no ai neo-nazisti nella sua amministrazione e un incoraggiante forse per quanto riguarda i cambiamenti climatici. Donald Trump sembra essersi rimangiato due importanti promesse della sua campagna elettorale. Erano diventati addirittura slogan che i fan ai comizi gridavano con un misto di entusiasmo e rabbia.«Build that wall», urlavano inneggiando a quel muro che avrebbe dovuto sorgere fra il Messico e gli Stati Uniti. E non appena finto di urlare questo slogan i sostenitori del Tycoon si lanciavano in un coro di «lock her up», un'allusione al fatto che speravano un giorno di vedere la Clinton dietro le sbarre. Ieri The Donald ha fatto retromarcia su entrambi i fronti. Il muro non è poi così importante e Hillary «poveretta, ha già sofferto tanto che non è il caso di infierire». Trump invece ci teneva a far sapere quali fossero le priorità dei primi cento giorni della sua amministrazione che prenderà ufficialmente in mano le redini del Paese il prossimo 20 gennaio. Tirare su una barriera fisica lungo migliaia di chilometri di confine non è più una misura di massima importanza mentre è una priorità annullare la partecipazione americana a trattati di commercio internazionali che non sono vantaggiosi nell'America di Trump: basta un atto esecutivo per invalidarli, cosa che intende fare il giorno stesso che prenderà possesso dell'Ufficio Ovale. Significa che tenere fuori i clandestini non è più importante per il neo-eletto presidente? Vuol dire che abolire la riforma sanitaria di Obama non gli interessa più? Non proprio. Trump ha deciso che nei primi cento giorni della sua amministrazione si concentrerà su iniziative che è in grado di prendere per ordine esecutivo senza l'intervento del Congresso. Per la sua dichiarazione d'intenti Trump si è affidato a YouTube. Ha realizzato un video-che ha postato online in cui il messaggio è «Put America first», cioè mettere in primo piano ogni tipo di iniziativa volta ad aiutare gli Usa anche a scapito dei partner commerciali, politici e strategici. «Che sia una questione di produrre acciaio, fabbricare auto o curare gravi malattie, voglio che la prossima generazione di innovazione avvenga qui, a casa nostra, nella nostra grande patria», ha detto Trump precisando di avere dato istruzione al team del suo governo di transizione di compilare una lista di ordini esecutivi in grado di implementare immediatamente, senza prolungate contrattazioni col Congresso. Prima di tutto abbandonare la Trans-Pacific Partnership, un accordo commerciali internazionale che Trump sostituirà con una serie di nuovi accordi bilaterali. «Sull'immigrazione darò direttive al Dipartimento del Lavoro di mettere sotto inchiesta ogni forma di programma di visti che causa problemi ai lavoratori americani», ha detto Trump che ha rilasciato un'intervista al New York Times, anche se in campagna elettorale lo aveva ripetutamente definito «bugiardo». Nel corso dell'intervista il neo presidente ha respinto l'idea che il suo consigliere Steve Bannon sia un ultraconservatore filo-nazista. «Se pensassi questo di lui non mi sarebbe mai venuto in mente di assumerlo», ha detto affermando che sulla questione dei cambiamenti climatici «vuole tenere un atteggiamento aperto». Una dichiarazione cauta, ma incoraggiante da parte di un uomo che in campagna elettorale aveva sostenuto che le polemiche sul global warming erano una bufala dei cinesi per fare concorrenza sleale agli Stati Uniti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA