Anche un gay in lizza per il seggio Onu
di Andrea Visconti wNEW YORK È il tempo dei lunghi coltelli nella penthouse di Donald Trump sulla Fifth Avenue. Mentre il presidente eletto sceglie i membri del suo governo, si è scatenata una guerra di potere che ha già fatto vittime. Eliminato Chris Christie, l'ex governatore del New Jersey e candidato alla Casa Bianca durante le presidenziali. Aveva l'incarico di guidare il governo di transizione, ma è stato messo alla porta in quanto "infedele" perché aveva preso le distanze dal Tycoon quando aveva visto la mal parata elettorale. Con lui è uscito di scena Mike Rogers, ex deputato anche lui "purgato" in quanto non abbastanza organico a Trump. Fra i fedelissimi c'è Rudy Giuliani, che per mesi si è adoperato per sostenere la candidatura di Trump facendo campagna elettorale, rilasciando interviste e facendogli da consigliere. Ora l'ex sindaco di New York conta sulla riconoscenza di Trump che gli vuole affidare la guida del dipartimento di Giustizia. Ma Giuliani preferirebbe diventare capo della diplomazia Usa. Incarico che Trump vorrebbe dare invece al "falco" John Bolton, ex ambasciatore americano alle Nazioni Unite durante l'amministrazione Bush. È sul fronte della nomina del nuovo ambasciatore al Palazzo di vetro che arriva un segnale importante. Circola infatti il nome di Richard Grenell, ex portavoce durante il governo Bush e gay dichiarato. Se sarà scelto lui come rappresentate permanente all'Onu sarà un modo per rassicurare i liberal che Trump tende una mano agli omosessuali. A manovrare la guerra delle nomine è Stephen Bannon, diventato consigliere del presidente nonostante aderisca a un'ideologia di razzismo e supremazia bianca. Un personaggio così controverso che ieri il New York Times ha pubblicato un editoriale contro Bannon e la sua organizzazione giornalistica Breitbart che si oppone all'immigrazione, al femminismo e alla diversità religiosa, esprimendo posizioni dichiaramente opposte a ebrei e musulmani. Il temporaneo vuoto di governo potrebbe esporre l'America al rischio di un attentato. È quello che teme la polizia di New York in vista della parata per celebrare il Giorno del Ringraziamento. Quest'anno la ricorrenza cade il 24 novembre e su un sito di estremisti islamici è stato scoperto un appello ai jihadisti di attaccare. Si parla di un attacco simile a quello di Nizza il giorno della Bastiglia, quando un camion a noleggio che seminò morte tra la folla. ©RIPRODUZIONE RISERVATA