Morto Umberto Veronesi l’oncologo della speranza
di Fiammetta Cupellaro wROMA «La mia vita, una battaglia per curare le persone, non solo gli organi malati». Una filosofia che Umberto Veronesi ha seguito fino all'ultimo giorno della sua vita, rivoluzionando l'approccio alla cura del cancro e cambiando la vita di milioni di donne. Oncologo di fama mondiale, ministro della Sanità, sostenitore di grande campagne per i diritti civili, il "professore" come lo chiamavano in ospedale, si è spento ieri sera nella sua casa milanese accanto alla moglie e ai sei figli. Avrebbe compiuto 91 anni il prossimo 28 novembre. Presidente della Fondazione che porta il suo nome ha ricoperto il ruolo di direttore scientifico emerito dell'Istituto europeo di oncologia e direttore scientifico dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Da La Spezia il presidente del Consiglio Matteo Renzi impegnato in un'iniziativa per il refendum ha invitato la platea ad un applauso: «Lui era un testimone del Si - ha detto Renzi - ma al di là di questo, è stato un grande uomo per la sanità». Poi su Twitter: «Ricordo Veronesi, un grande italiano» «Una grande perdita per tutta l'oncologia italiana». Così il presidente dell'associazione italiana di oncologia medica, Carmine Pinto. «Veronesi è stato tra i padri fondatori dell'oncologia del nostro paese con un impegno continuo per lo sviluppo della ricerca di base e clinica, per l'umanizzazione delle cure in oncologia e, in particolare, per lo sviluppo della chirurgia e delle terapie conservative del carcinoma della mammella». Oltre 30mila le donne operate dal professor Veronesi e 300mila visitate: cinque milioni quelle salvate in tutto il mondo grazie alla sua tecnica chirurgica. Ricordava la prima paziente: «Era un giorno d'estate, io ero un giovane assistente. Il responsabile il ferie. Toccò a me». Le sue parole d'ordine: ricerca e laicità. Laureato alla Statale di Milano nel 1952 è entrato all'Istituto nazionale tumori come volontario diventandone direttore nel 1975. Tra i fondatori dell'Airc ha fondato nel 1982 la scuola europea di oncologia. Sposato con Sultana Razan, dalla quale ha avuto sei figli. Nel 1991 ha fondato l'Istituto europeo di oncologia (Ieo) polo di eccellenza a livello europeo dove ha trasformato in realtà la sua convinzione che «si cura meglio dove si fa ricerca». Numerose le sue ricerche e innovazioni soprattutto per la cura del cancro al seno dimostrando come una chirurgia più conservativa (la quadrantectomia) garantisse livelli di sopravvivenza analoghi a quelli con intervento più invasivo. «Amo troppo le donne per vedere i seni straziati dall'amputazione». È sua la prima legge antifumo. La vita di Umberto Veronesi è la testimonianza di un attivismo che ha oltrepassato i confini della scienza a favore di un impegno politico e sociale. Protagonista di campagne sociali che hanno scatenato accese polemiche come quella a favore dell'eutanasia, il testamento biologico e della depenalizzazione e legalizzazione delle droghe nel 1995 per l'uso terapeutico della canapa. Diceva spesso di non avere paura della morte ma di essere un forte sostenitore di ogni lotta alla sofferenza fisica e psichica del malato. Negli anni era diventato un sostenitore della alimentazione vegetariana. Tante le donne che ieri gli hanno reso omaggio. La presidente della Camera, Laura Boldrini: «Grazie anche a lui non parliamo più di male incurabile». Commossa ieri l'attrice Monica Guerritore. Operata da Veronesi nel 2006, divenne la protagonista di una campagna di prevenzione: «Ha salvato me, come milioni di donne, liberandole dalla paura». ©RIPRODUZIONE RISERVATA