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PONT Un risultato, il presidio di venerdì davanti al tribunale di Ivrea lo ha prodotto. Il collegio composto dai giudici Carlo Maria Garbellotto, Roberta Cosentini e Rossella Mastropietro ha fatto sapere ai legali dei lavoratori della Sandretto che entrambe le pratiche, l'istanza di fallimento richiesta dagli stessi dipendenti, e quella del concordato preventivo in bianco presentata dalla proprietà, vengono esaminate insieme. «Il collegio giudicante - spiega Fabrizio Bellino della Fiom Cgil - vuole capire sino in fondo quali siano le ragioni dell'una e dell'altra parte, quali gli elementi su cui riflettere e pronunciarsi. Potrebbe avvenire già nei prossimi giorni, o più avanti, ma è evidente che un'eventuale dichiarazione di fallimento, con la nomina di un curatore, e in tempo brevi, aprirebbe nuovi scenari, nessuno escluso». In attesa del pronunciamento, il presidio davanti allo stabilimento di via Marconi continua e i lavoratori stanno pensando a nuove iniziative perchè c'è la consapevolezza che se i riflettori sulla Sandretto non si spegneranno, si alimenterà anche la fiammella della speranza. Dopo la marcia per il lavoro di luglio, potrebbe esserci una castagnata per il lavoro, una manifestazione per portare gente davanti alla fabbrica, i sindaci, perchè c'è bisogno, in questo momento, di sentitre accanto le istituzioni. La Valle Orco, un po' alla volta, si sta trasformando in un cimitero. Non solo Pont, con la Sandretto e la Liri (anche qui, a lavorare sono in 30, mentre 70 sono parcheggiati), o Sparone, con la Mtd, dove dopo lo sciopero di un paio di settimane fa si è avuta conferma che dei 168 dipendenti, 58 staranno a casa, vivono sulla propria pelle il dramma della recessione. Se non si fa qualcosa, se non si rialza la testa, questo è un lembo di territorio che rischia di sparire. (m.mi.)