Migranti tuttofare per il Comune
SETTIMO VITTONE Clima non teso come qualcuno si aspettava a Settimo Vittone dopo l'incontro di mercoledì sera (molto affollato, circa 300 i presenti) nella sala consiliare con Donatella Giunti, funzionaria della prefettura, che ha fornito dettagliate spiegazioni in merito ai flussi migratori ed alla loro gestione, compresi i costi, nella provincia di Torino. Un incontro voluto dalla sindaca Sabrina Noro, per dare una risposta alle preoccupazioni rispetto ai venti rifugiati ospitati in paese, contenute in una lettera sottoscritta da poco meno di duecento residenti (il totale dei profughi in Canavese ha raggiunto quota 1.053). Temevano i firmatari che il numero dei rifugiati potesse crescere e soprattutto che per loro non fossero state programmate delle attività da parte delle cooperative, a cui la prefettura ha affidato la gestione dell'ospitalità temporanea. «Noi non siamo razzisti – ha detto al termine dell'incontro Corrado Bollo, commercialista promotore della raccolta di firme –. Volevamo solo avere dei chiarimenti che questa sera ci sono stati forniti in modo esaustivo. Una dimostrazione che le nostre preoccupazioni erano fondate». La serata è stata infatti occasione per informare la popolazione sulle attività che la cooperativa Pollicino e la società Agathon hanno organizzato dopo la stesura di un protocollo d'intesa con l'amministrazione comunale allo scopo di integrare i richiedenti asilo ospitati in paese: 14 nella casa parrocchiale, seguiti da Agathon e 6 in due alloggi, affidati a Pollicino. «Alle attività messe in campo dalle cooperative, come prevede il bando della Prefettura (corsi di italiano e di formazione lavorativa e partecipazione a laboratori di vario genere)– ha illustrato la vicesindaca Livia Noro – si aggiungono quelle che abbiamo promosso come Comune nell'ambito del cosiddetto volontariato di restituzione. Un recente accordo che sarà sottoscritto a breve con la prefettura consente inoltre ai Comuni si svolgere un'azione di controllo sull'operato delle cooperative». I rifugiati si occupano di una serie di lavori di manutenzione del verde e degli edifici pubblici nel centro del paese e nelle frazioni. Uno di loro coadiuva l'operare sullo scuolabus, un altro svolge lavori di sartoria. Inoltre verrà organizzato un corso di formazione artigianale che si concluderà con una mostra. Tra i timori dei firmatari la petizione il rischio di malattie trasmesse dai rifugiati e la presenza tra loro di persone vicine alla criminalità organizzata. Preoccupazioni del tutto infondate per Donatella Giunti della prefettura: «Finora non abbiamo mai avuto problemi di ordine pubblico con i richiedenti asilo. I controlli sanitari cominciano fin dal loro arrivo nel centro Teobaldo Fenoglio di Settimo Torinese, gestito dalla Cri, e proseguono con i medici delle cooperative, mentre sui oltre 5.000 arrivi nella provincia di Torino sono stati solo 15 le persone denunciate per reati legati allo spaccio di droga. E quindi sottoposte a provvedimenti di espulsione». Presente all'incontro anche Ellade Peller , presidente del consorzio Inrete di Ivrea. «Noi ci occupiamo solo dei minori che vengono inseriti in case famiglia. L'unico dato davvero preoccupante – ha sottolineato Peller nel suo intervento – è che su 51 Comuni dell'area eporediese sono pochi quelli che si sono resi disponibili ad aiutarci, mentre il numero dei piccoli profughi è in aumento a causa delle morte dei genitori durante il viaggio o per il mancato ricongiungimento con le famiglie». Lydia Massia