Sandretto, licenziati i 124 dipendenti
di Mauro Michelotti wPONT Da oggi, mercoledì, i 124 dipendenti della Sandretto di Pont sono ufficialmente in mobilità. L'azienda, nonostante le sollecitazioni avute ancora nella giornata di ieri, martedì, durante l'incontro svoltosi presso la sede torinese dell'assessorato al Lavoro, di sospendere i licenziamenti in attesa che il tribunale di Ivrea si esprima sul concordato preventivo (venerdì scorso, come noto, c'è stata la prima udienza per discutere l'istanza di fallimento ed il collegio non ha ancora assunto una decisione in merito) ha tirato dritto per la propria strada. Lo scenario che si prefigura per i lavoratori, una volta ricevuta la lettera di licenziamento, è di 18 mesi di mobilità per chi ha più di 50 anni, 12, per chi è sotto quell'età. Per l'assessore al Lavoro della Regione Piemonte, Gianna Pentenero, «si tratta del triste e doloroso epilogo di una vicenda che conferma purtroppo l'atteggiamento di scarsa chiarezza e serietà manifestato negli ultimi mesi dall'azienda». «La Regione - rimarca l'esponente della giunta Chiamparino - ha fatto tutto il possibile per consentire la ripresa dell'attività produttiva, facendosi garante, durante la scorsa legislatura, dell'accordo con Finpiemonte per l'acquisizione del marchio, mettendo a disposizione gli ammortizzatori sociali e, quindi, monitorando la situazione in incontri periodici. Durante questi stessi incontri l'azienda assicurava che il piano industriale procedeva secondo le aspettative, tanto che si era resa necessaria l'assunzione di 12 nuovi lavoratori, salvo rendersi improvvisamente conto, poco prima dell'estate, che produrre a Pont non era economicamente sostenibile». «Con la decisione odierna - aggiunge, ancora, Pentenero -, che interrompe la possibilità di dialogo tra le parti, l'azienda si dimostra poco responsabile verso i lavoratori, in primo luogo, ma anche verso le istituzioni che hanno riposto fiducia nel progetto imprenditoriale». Giudizio, questo, in sintonia col pensiero dell'ex assessore regionale al Lavoro, Claudia Porchietto, che in questi anni ha condiviso il percorso portato avanti dopo l'avvio della nuova legislatura. All'incontro torinese, per Photonike era presente il consulente della proprietà, Claudio Milan. «Questa gente veniva alle riunioni, parlava di rilancio e intanto stava già vendendo i macchinari - osserva Fabrizio Bellino, responsabile Fiom Cgil per Settimo e il Canavese -. È la prima volta, in tanti anni di sindacato, che io non ho neppure firmato il verbale per manifestare il mio totale disaccordo. I sentimenti che provo vanno al di là dell'indignazione, della stizza, della vergogna. Ma non ci fermiamo qui, naturalmente. Il presidio davanti alla fabbrica non lo smontiamo, anzi, lo rafforzeremo. Bisogna difendere il processo produttivo, ad oltranza, perchè è l'unico elemento che consentirebbe allo stabilimento una continuità industriale e occupazionale. Mi auguro che i giudici del tribunale di Ivrea si sensibilizzino sulla situazione che si è venuta a creare». Un'ottantina i dipendenti della Sandretto che ieri hanno atteso, non senza qualche speranza, sotto gli uffici dell'assessorato regionale. «Scandaloso ciò che è avvenuto» è il commento a caldo. Ma non si getta la spugna e già nell'immediato potranno partire delle nuove iniziative a sostegno di una lotta che è per il posto di lavoro ma anche «per difendere un'azienda, una fabbrica, un marchio che non possono essere calpestati».