Senza Titolo

MILANO È Frank De Boer il miglior avvocato di se stesso: stanco di voci e critiche, passa al contrattacco. Ritorna all'inglese - lingua a lui più congeniale - e dice la sua con chiarezza: un altro allenatore al suo posto non servirebbe a cambiare le cose. La società sapeva quanto fosse difficile la sua «mission» e ha accettato i rischi, ben consapevole che servono tempo e calma per un progetto che ancora resta in piedi. De Boer è convinto di godere della fiducia della società e di avere in pugno lo spogliatoio. La partita contro il Torino a San Siro resta però l'ultimo appello o forse il penultimo. In tribuna ci sarà Thohir, che viene indicato come il principale responsabile di un grande azzardo. L'allenatore ha trovato una rosa di ben 29 giocatori, tutti abituati a giocare titolari e poco disponibili a mettersi da parte. Ma non è spaventato, vuole andare avanti. De Boer viene incalzato sull'ipotesi di esonero: «Sono stanco di dover parlare di queste cose. Voglio solo preparare al meglio la partita. Mi sento positivo. Credo che la squadra sia in grado di girare pagina». L'affondo arriva quasi sul finale, quando gli chiedono se avrebbe costruito la squadra esattamente come è se fosse arrivato a giugno: «Con una preparazione di 5-6 settimane si possono comprendere e correggere prima le difficoltà. Questi problemi non possono cambiare da una settimana all'altra. Un altro allenatore non servirebbe. Noi speriamo di migliorare, il Suning creda nel progetto».