ALLENATORE E PRESIDENTE MILAN FIORE ALL’OCCHIELLO
Allenatore e presidente al tempo stesso, un po' come Alberto Sordi nel film sul Borgorosso ma con risultati migliori. Silvio Berlusconi ha cominciato così ed è quello che poi ha fatto per tutta la vita, di imprenditore, politico e appassionato di sport. Il suo Borgorosso si chiamava Edilnord, il campionato era la Terza categoria lombarda ed era il 1963: Silvio aveva 27 anni, quando da presidente cacciò un amico fraterno come Marcello Dell'Utri, allenatore troppo catenacciaro. In panchina ci andò lui e da quel giorno furono vittorie su vittorie: Adriano Galliani giocava all'ala, il fratello Paolo era il centravanti di sfondamento, Fedele Confalonieri il faro della manovra e il vice allenatore era Vittorio Zucconi, editorialista di Repubblica. Zucconi a parte, gli altri hanno giocato con lui anche dopo. Anzi, giuocato, perché un po' per vezzo, un po' per convinzione il calcio lui l'ha sempre chiamato giuoco. Il racconto del Berlusconi sportivo comincia da campi un po' spelacchiati e un po' ruspanti. Lui faceva anche l'addetto stampa, il magazziniere e, se solo avesse potuto, anche tutto il resto. Un po' come in tv: di lui il grande Enzo Biagi disse che se avesse avuto le tette avrebbe fatto anche l'annunciatrice. E nel calcio la tentazione di fare come quella volta con Dell'Utri l'ha avuta spesso anche nel suo Milan. In fin dei conti per Berlusconi tutto quanto è stato una "discesa in campo", non solo ciò che è avvenuto dopo quel famoso annuncio tv del 26 gennaio 1994 in un salotto con i libri di plastica sullo sfondo. Agli allenatori non le ha mai mandate a dire, e spesso si è attribuito meriti non suoi, come quella volta che si fece consegnare da Carlo Ancelotti il foglietto con gli schemi di una finale di Champions per poi andarli a sbandierare in tv a "Porta a Porta" e far capire che le mosse giuste le aveva suggerite lui. Vita dura per i suoi tecnici, insomma: a partire dal primo, Nils Liedholm, criticato fin da subito. Lo svedese, campione di umorismo, in tv rintuzzò le critiche («Il giuoco non è funzionale al gol») utilizzando proprio questa storiella dei trascorsi di Berlusconi: «Il presidente capisce di calcio, ha allenato l'Edilnord». Silvio, del resto, ha sempre avuto un'enorme considerazione di se stesso. Il primo raduno rossonero (1986) cominciò con la discesa dagli elicotteri dei suoi giocatori. Li aveva incontrati poco prima presentandosi così a capitan Baresi: «Salve, sono il suo nuovo presidente». Liquidò Nils e prese Arrigo Sacchi, allora semisconosciuto e andò bene: eliminazione quasi certa a Belgrado ma poi scese la nebbia, la partita fu ripetuta e vinta e a fine stagione arrivò la Coppa. Da lì in poi ha vinto tanto, Berlusconi, e quei trionfi con il pallone sono stati il trampolino per quelli in politica. In certi momenti anche intrecciati, con tecnici e giocatori coinvolti nella propaganda, come quella volta in cui l'allenatore Fabio Capello – era il 17 aprile 1994 –, appena finito di brindare allo scudetto fece riferimento alla doppia vittoria del presidente: lo scudetto appunto e la contrastata elezione del presidente del Senato del giorno prima (Carlo Scognamiglio contro Giovanni Spadolini). Tutta la popolarità è partita dal binomio calcio-tv con la propaganda strisciante che suonava più o meno così: «Se ha avuto successo nel calcio e nella tv perché non può fare altrettanto alla guida del Paese?». Questo al netto di operazioni di mercato senza badare a spese, con l'ombra di fondi neri (vedi il caso dell'acquisto di Gianluigi Lentini dal Toro) e di voragini di bilancio. A un certo punto, proprio in concomitanza con la "discesa in campo" del 1994, il Milan del calcio diventò una polisportiva comprando i titoli sportivi di società lombarde di varie discipline: baseball, rugby, hockey su ghiaccio, pallavolo. Anche lì drogò il mercato assoldando i migliori e coprendoli d'oro per poi abbandonare tutto quando non serviva più sprecar soldi. Nel calcio no: il Milan è rimasto sempre il Milan. Il Palmares ci racconta di otto scudetti, cinque Champions, tre coppe del mondo, sei supercoppe nazionali, cinque europee e una coppa Italia: 28 trofei in 30 anni. Sì, un po' meglio che al Borgorosso. @s__tamburini ©RIPRODUZIONE RISERVATA