QUANDO LA DIVERSITÀ NON BASTA
di ANDREA SARUBBI Nel panorama nazionale Roma è un caso a parte: la capitale d'Italia è diventata una metropoli in cui, ormai da qualche anno, l'amministrazione non viene più percepita come la soluzione ai problemi, ma come una loro fonte. Non è però di questione romana che si tratta, quando si parla del vicolo in cui si è infilata Virginia Raggi: il tema vero è la capacità dei Cinquestelle di restare fedeli a se stessi e agli impegni presi con gli elettori. È la traduzione, in termini pratici, di una diversità sbandierata fino a diventare quasi un concetto antropologico («noi onesti, gli altri ladri») e di un nuovo modello di democrazia diretta che avrebbe dovuto stravolgere la politica italiana. Così, finora, non è stato, e si è proceduto tra alti e bassi, come in ogni normale forza politica: alcuni esempi di buona amministrazione, altri di cattiva; alcuni parlamentari in gamba, altri imbarazzanti; alcune idee interessanti, altre idiote; alcune battaglie di principio in nome del bene comune, altri cedimenti alle logiche di questa o quella lobby. Se persino i partiti tradizionali hanno problemi a costruire una classe dirigente all'altezza, era impensabile che ci riuscissero dal nulla Grillo e Casaleggio nel giro di pochi anni: diversi non significava infatti più competenti e più intelligenti, ma soltanto - e non è poco - più onesti e più trasparenti. Onestà e trasparenza, dunque, sono il motivo principale per cui milioni di elettori hanno scelto di votare Cinquestelle: una scelta di metodo prima ancora che di merito, talvolta lasciando in secondo piano i contenuti. E la vicenda romana, da questo punto di vista, è un duro colpo: non tanto sul fronte dell'onestà -sempre presunta fino a prova contraria, anche se molti grillini non fanno lo stesso con gli avversari politici - quanto su quello della trasparenza, che del Movimento doveva essere la bandiera. E invece, quattro mesi dopo la sospensione del sindaco di Parma per avere taciuto dell'indagine sulle nomine al Teatro Regio, si scopre che i pesi e le misure non sono gli stessi per tutti. Ripensando agli inizi, sembra incredibile. Alcuni di quelli che dovevano aprire Camera e Senato come una scatola di tonno hanno portato in Parlamento amici e parenti, altri hanno già smesso di rendicontare le spese; la dittatura dello streaming - imposta anche a Bersani, in una fase politica delicata - ha smesso ben presto di applicarsi alle riunioni interne, su cui vige il segreto; le domande dei cittadini, come quelle che Raitre avrebbe voluto girare ieri sera a Di Maio prima che l'aspirante premier declinasse l'invito, hanno ceduto spesso il posto ai videomessaggi di propaganda. Tutto si è normalizzato in fretta, insomma, e come un normale partito il M5S ha cominciato a comportarsi: con i suoi caminetti, le sue correnti, le sue votazioni interne spesso plebiscitarie. Anche l'altra grande promessa, quella secondo nei Cinquestelle cui uno vale uno, si è rivelata alla fine un boomerang: finché Grillo aveva voglia di impegnarsi a fondo e finché c'era Casaleggio, infatti, erano loro i leader (non eletti, ma almeno riconosciuti) del Movimento; quando il primo ha deciso di mollare un po' e il secondo, purtroppo, è morto, l'uno vale uno si è tradotto nell'assenza di responsabili politici, senza che ciò accrescesse gli strumenti di democrazia diretta da parte dei cittadini. Roma ne è un esempio clamoroso: la sindaca Raggi ha chiesto più pareri allo studio Previti che ai militanti romani, e nelle sue nomine in Campidoglio non c'è davvero nulla di rivoluzionario rispetto alle metodologie seguite da alcuni suoi predecessori. Per tutti questi motivi i Cinquestelle sono oggi sotto attacco, ma paradossalmente il fuoco di fila da destra e da sinistra potrebbe aiutarli: la reazione istintiva, anche da parte degli elettori più scettici, è quella di ricompattarsi attorno al Movimento, accusando i partiti tradizionali di non avere i titoli per criticare. Il che, visto quanto accaduto a Roma negli ultimi anni, rischia di chiudere il dibattito prima ancora di iniziarlo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA