Case sicure, servono dieci anni di lavori

ROMA Il progetto è ambizioso. Riqualificare il Paese con «una scommessa infrastrutturale che tenga insieme interventi sulle scuole, bonifiche, banda larga, dissesto idrogeologico, periferie, impianti sportivi». Una scommessa a lungo termine, dieci anni almeno, con un costo che oscilla tra i 100 e i 300 miliardi di euro. Matteo Renzi, che al suo rientro dal G20, chiama a raccolta a Palazzo Chigi amministratori, sindacati e imprenditori, associazioni ed esperti per il piano che ha chiamato "Casa Italia" al termine dell'incontro, ospite di "Porta a Porta", non vuole fare cifre ma si espone. «Il problema non sono i soldi; ci sono, bisogna spenderli bene ed evitare che la gente ci mangi sopra, che siano fatti interventi a capocchia. Non ho detto cifre, non inizierò a farlo adesso». Ma certo, sottolinea, «è un lavoro che io credo debba andare avanti almeno per un decennio, senza che su questo si giochi alcuna battaglia politica», con obiettivi e regia d'insieme. È un impegno che richiede «una progettazione fatta con criteri nuovi e tecnicamente all'avanguardia» e per questo, sottolinea il premier, è stato coinvolto il rettore del Politecnico di Milano, Giovanni Azzone, «massima autorità in materia». L'ipotesi di una assicurazione obbligatoria anti-sisma sulle abitazioni, precisato infine, non è all'ordine del giorno al giorno. A fine settembre si tireranno le somme e si farà una verifica tecnica. Quattro i punti in cui si articolerà il progetto, spiega Azzone, definendo «proficui» i colloqui di ieri: creare un "database" di tutte le informazioni sul Paese disponibili; mettere a punto «linee guida di intervento preventivo»; semplificare procedure e modalità di finanziamento; formare tecnici e professionisti. Il costo è elevato, e i tempi probabilmente molto più lunghi di quelli ipotizzati. Per la Rete delle professioni tecniche la messa in sicurezza degli edifici in tutto il territorio «potrebbe avere un orizzonte temporale di 20/30 anni, con un investimento stimato non inferiore a 100 miliardi», mentre il presidente del consiglio nazionale degli architetti, Giuseppe Cappocchin, ha ricordato di una stima del Cresme (il centro di ricerche sul mercato dell'edilizia) che parla di 300 miliardi di euro, «una media di 300 euro a metro quadro». «Cifre virtuali basate su dati statistici e non reali» commenta Francesco Perduto, presidente del Consiglio dei geologi, ma «è importante la volontà politica di cominciare». E il Forum del Terzo settore invita ad andare avanti con «una programmazione razionale e condivisa» per evitare che i dieci anni previsti diventino 20 o 30. I Comuni, rappresentati dal presidente dell'Anci Piero Fassino, chiedono in particolare la possibilità di scomputare le risorse per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico dai saldi in bilancio, l'adeguamento sismico degli immobili sia pubblici che privati, il risanamento del dissesto idrogeologico e semplificazioni normative. «Nelle prossime settimane ci confronteremo sul tema delle risorse» annuncia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, spiegando che nei prossimi giorni le parti sociali consegneranno le loro considerazioni ed entro fine mese si terrà un nuovo incontro per tirare le fila. E se per il piano complessivo l'iter sarà decennale, la ricostruzione delle zone interessate potrebbe essere realizzata, calcola il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli «in tre-quattro anni». (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA