Effetto banche, Borse in positivo

MILANO Borse europee in grande spolvero con Milano maglia rosa, trainate da dati positivi sull'attività manifatturiera e dei servizi nell'Eurozona. Il blocco euro infatti non sembra aver risentito degli effetti della Brexit dopo che l'indice Pmi composito, che monitora l'andamento dei due settori, è salito ai massimi da sette mesi ad agosto a 53,3 punti da 53,2 di luglio, battendo le attese per un calo a 53,1. La soglia dei 50 punti fa da spartiacque tra contrazione ed espansione del ciclo. Secondo gli analisti il dato indica che la crescita nell'Eurozona «nel complesso prosegue ad un ritmo costante» e che «non si vedono conseguenze dalla Brexit». Piazza Affari ha così chiuso la seduta a +2,5% a 16.778 punti, con le banche sugli scudi: in testa Finecobank (+7,90%) che supera la stessa Unicredit (+6,63%), dopo le voci del corteggiamento di Varsavia per una una possibile cessione della controllata polacca Pekao, Ubi (+7,03%), Intesa (+4,98%), Banco Popolare (+4,52%) e Bpm (+3,64%). E bene fanno anche gli altri listini del Vecchio Continente con Francoforte a +0,94%, Parigi a +0,72% e Londra a +0,59%. Ma archiviata la migliore seduta in Borsa nelle ultime due settimane, gli occhi del mercato sono già puntati sul tradizionale simposio della Federal Reserve a Jackson Hole, nel Wyoming, in programma questo weekend, a cui però non parteciperà il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi. A rappresentare l'Istituto di Francoforte sarà il membro del Board Benoit Coeuré. L'attesa è tutta per il discorso di venerdì del presidente della Fed, Janet Yellen, che dovrebbe chiarire l'orientamento della Banca Centrale Usa sul prossimo rialzo dei tassi Oltreoceano. Finora l'Istituto è rimasto spaccato sulla tempistica della nuova stretta, decidendo di attendere nuove indicazioni sull'economia a stelle e strisce prima di muoversi. E i dati in chiaroscuro usciti ieri, con un balzo nelle compravendite di case nuove e un rallentamento dell'attività manifatturiera negli Usa, fanno presagire che la Fed non alzerà i tassi a breve. «In questo momento non c'è la necessità per la Fed di aumentare i tassi», spiegano gli analisti. I dati contrastanti usciti in queste ore sull'economia Usa, insieme a voci secondo cui l'Iran sarebbe disposto a cooperare con gli altri Paesi Opec circa un congelamento della produzione, hanno fermato la discesa del petrolio. Al mercato di New York le quotazioni del greggio, versione Wti, sono salite oltre i 48 dollari al barile dopo essere precipitate sotto i 47 dollari.