LA NOSTRA MISSIONE È NECESSARIA
di RENZO GUOLO Fa discutere la notizia che forze speciali italiane operano in Libia. Eppure si tratta di un evento prevedibile dopo che, nel novembre scorso, è stata approvata una legge che consente al governo di disporre di forze speciali per operazioni di intelligence all'estero, ponendole sotto la catena gerarchica della Presidenza del Consiglio. Una scelta che risponde non solo alla necessità di essere presenti in particolari teatri di operazioni, pur con obiettivi circoscritti, ma anche, eventualmente, di intervenire, in caso di sequestri di ostaggi, senza dover dipendere, talvolta dall'imperizia, talvolta dalla mancanza di prudenza, dai reparti di altri paesi. Spesso, come è accaduto, con esiti del tutto infausti. Naturalmente qui il caso è più complicato. Poiché si tratta, tanto più dopo la decisione del governo Serraj di chiedere l'aiuto occidentale e delle operazioni aeree americane, di un teatro di guerra. Ma, del resto, occorre ricordare che forze speciali di altri paesi europei, da quelle britanniche a quelle francesi, operano già sul terreno. E, soprattutto le prime, in un ruolo decisamente militare. Le forze italiane, invece, si limitano ad addestrare le milizie libiche che stanno stringendo l'assedio all'Is - anche se , con molta probabilità le "accompagnano" nelle operazioni al fronte - e a sminare il terreno dagli ordigni disseminati dagli jihadisti. Inoltre operano a protezione della rete italiana di intelligence presente in Libia. È un ruolo diverso da quello che si prospettava solo qualche mese fa, quando il governo di Roma, forse troppo frettolosamente e quasi ignorando le enormi complicazioni locali e internazionali derivanti da un possibile intervento militare sotto il nostro comando, prospettava una possibile missione militare a guida italiana. Ma, pur ridimensionata, si tratta di una presenza necessaria. Non solo perché un'enclave jihadista in riva al Mediterraneo costituisce un'oggettiva minaccia per l'Italia; ma anche perché dalla possibilità di mantenere strette relazioni con una Libia finalmente stabilizzata dipende anche il ruolo futuro che il nostro paese potrà giocare nell'ex-Quarta sponda. Non è un caso che, oltre a quelle di Roma, siano presenti le forze speciali di Parigi e Londra. Francia e Gran Bretagna hanno avuto un maldestro ruolo nella caduta di Gheddafi ma allora non hanno saputo governare la caotica transizione che ne è seguita, sfociata nella guerra civile e poi nel radicarsi dell'Is. Ora la loro attiva presenza indica che britannici e francesi intendono svolgere un ruolo attivo nell'area. Esserci, per noi italiani, significa dunque non solo schierarsi contro le forze jihadiste ma presidiare un'area geopolitica d'interesse. Sapendo che un rapporto con una Libia stabilizzata è decisivo non solo per garantire sicurezza ma anche per fermare i traffici di esseri umani. Oltre che per continuare a garantire i flussi energetici di cui l'Italia necessita. Sul fronte libico, dunque, è in corso una partita che, pena riflessi gravidi di implicazioni, impone la presenza italiana. Per questo sorprende la polemica di talune forze politiche di opposizione sulla presenza delle forze speciali nel martoriato paese mediterraneo. Il quadro normativo sulle missioni all'estero varato a novembre è chiaro e non si presta a equivoci. Naturalmente in una democrazia l'esecutivo non dispone a piacimento delle sue forze militari: il principio del controllo è doveroso. Tanto è vero che il Parlamento è pienamente informato della natura della missione. Ma, per ragioni comprensibili in questa materia, lo è attraverso il Copasir, il Comitato parlamentare di controllo sull'attività dei servizi d'informazione, nel quale maggioranza e opposizione sono rappresentate. Del resto, la sfida globale rappresentata dallo jihadismo, che agisce mettendo in discussione divisioni come quella interno/esterno e combatte sia attraverso forme di guerra convenzionale che asimmetrica, obbliga l'Italia a disporre di strumenti che consentano di agire rapidamente e con efficienza. Naturalmente secondo norme, come in questo caso, definite per legge e usate con saggezza politica. ©RIPRODUZIONE RISERVATA