«Il no al referendum ferma la crescita»

«Il disgusto per l'establishment ha già portato a significativi avanzamenti del Movimento populista dei Cinque Stelle» e ad un atteggiamento «molto in equilibrio» degli elettori nei sondaggi sul referendum ma «le conseguenze di un voto per il no sarebbero gravi. La riforma costituzionale verrebbe come minimo ritardata, portando ad una situazione insostenibile in cui il nuovo sistema elettorale verrebbe applicato alla Camera ma non al Senato. Un governo tecnico non avrebbe efficacia. Se si tenessero elezioni anticipate sarebbe improbabile avere un nuovo governo con un mandato favorevole alle riforme». Lo scrive Sarah Gordon in un editoriale pubblicato sul Financial Time. La vittima immediata e di lungo termine di questa situazione sarebbe la crescita: «Un voto per il no potrebbe portare ad un colpo anche più grave alle prospettive dell'Eurozona, tanto politiche quanto economiche». L'analista di Ft osserva che alla base dei problemi del sistema bancario italiano «c'è la mancanza di crescita che affligge i paesi della valuta unica, che contribuisce ad un malessere che potrebbe privare Renzi della sua legittimità e con ciò la possibilità di portare avanti le riforme».