Sara, la vita ricomincia con il trapianto
IVREA. La storia di Sara Cornelio è diventata un video, realizzato dalle sue inseparabili amiche, Cassandra Felletti, Valeria Tani, Ilaria Renatelli e Sara Mancino, che con lei hanno frequentato la classe quarta L del liceo scientifico Gramsci di Ivrea. Il filmato si è aggiudicato il premio "Amo la Vita" nell'ambito del contest Canavese Professione Reporter 2016, promosso dal Club Lions di Ivrea, oltre al premio della Sentinella del Canavese per il filmato più votato tra i 43 pubblicati sul sito del giornale dove si racconta la storia di Sara. Per poter essere presente alla cerimonia di premiazione del contest, che si è svolta in Sala Santa Marta il 28 maggio scorso, Sara è uscita per qualche ora dall'ospedale eporediese dove era ricoverata. Qualche giorno più tardi, l'11 giugno, è stata sottoposta al trapianto di polmoni che le ha regalato una vita. Le amiche hanno deciso di devolvere il premio in denaro all'associazione contro la lotta alla fibrosi cistica. (pa.pri.)IVREA Gettare il cuore oltre l'ostacolo, affrontare la vita con slancio e ottimismo nonostante avversità e ostacoli che a volte paiono insormontabili. Nonostante tutto. A ricordarcelo con la straordinaria forza del suo coraggio è Sara Cornelio, diciottenne eporediese affetta fin dalla nascita da fibrosi cistica. Nonostante la malattia, Sara non si è mai arresa e oggi, grazie a un trapianto di polmoni, ha vinto la sua battaglia. «La fibrosi cistica – spiega - mi è stata diagnosticata all'età di 2 anni e mezzo e da quel giorno io e la mia famiglia abbiamo iniziato a intraprendere questo cammino all'insegna dei farmaci e delle terapie. La mia è comunque stata un'infanzia invidiabile. Ho sempre cercato di non lasciare spazio ai problemi e di guardare soltanto alla felicità. D'altronde è ciò che qualsiasi bambino fa. Ero una bambina energica, forse più di altri miei coetanei. Certo, i limiti ci sono sempre stati, ma la voglia di vivere faceva sì che io li accettassi e, anzi, mi godessi appieno ciò che mi era possibile fare». Un ottimismo contagioso che le ha permesso di vivere serenamente anche i frequenti ricoveri in ospedale: «Ne conservo un ricordo piacevole, grazie al personale e ai volontari capaci sempre di donare un sorriso. Nonostante sapessi perfettamente cosa fosse la fibrosi cistica e la sua gravità – continua - io non ho mai permesso alla malattia di farmi vedere agli occhi degli altri solamente come una ragazza malata, e così facendo mi sono circondata di persone meravigliose, che non si sono mai rassegnate a fronte del mio stato ma, anzi, mi hanno dato la forza per trasformarlo in una grandissima occasione. Non ho mai nascosto nulla e soprattutto non ho mai negato la mia condizione; che sia diversa da molti miei coetanei ne sono più che consapevole, e devo dire che ne sono anche estremamente felice». Ad accompagnarla nel suo difficile percorso è stata da sempre una forza straordinaria, forza che «sono convinta sia paragonabile a un seme, e come tutti i semi, per diventare fiori e portare frutti, devono essere annaffiati e curati». All'età di 11 anni le sue condizioni di salute peggiorano e nel giro di poco tempo si ritrova a dover convivere con lo stroller dell'ossigeno e le cannule al naso. «Ho sempre vissuto guardando il bicchiere mezzo pieno, ho fatto della positività la mia filosofia di vita, ma arriva un momento in cui bisogna essere realisti, armarsi di un sorriso e affrontare la vita così come ci si presenta davanti», racconta. I polmoni di Sara sono sempre più compromessi, tanto da rendersi necessario un trapianto. Che è avvenuto due mesi fa. «Alle 3.30 della notte tra l'11 e il 12 giugno, dopo un selfie di gruppo con chi mi aveva raggiunta in quella notte speciale, ecco che ho fatto ingresso nella sala operatoria - è ancora lei che parla -. Undici ore sotto i ferri, penso interminabili per chi mi stava aspettando ma velocissime per me, che mi sono risvegliata serena, solo sommersa da tubicini di tutte le dimensioni. Non posso negare che l'inizio sia stato duro e doloroso, ma che gioia la sensazione di essere finalmente viva, ma viva per davvero! Il mio soggiorno in ospedale è durato poco più di un mese, sono stata dimessa il 14 luglio, con due polmoni fantastici con cui poter spiccare il volo. Il cassetto è ancora pieno di farmaci, i controlli in ospedale e gli esami, spesso anche invasivi, sono molto frequenti, soprattutto in questo primo periodo, ma sia io che la mia splendida famiglia siamo estremamente grati per il dono ricevuto e per la seconda possibilità che mi è stata concessa, grazie a un gesto di generosità di un'altra persona che sarà sempre nel mio cuore». Forza, Sara! Paola Principe