LA FIAMMA OLIMPICA

La fiamma che accenderà il braciere del Maracanã è il prodotto di una fiaccola di riserva, come del resto era già capitato a Londra e chissà quante altre volte nella storia senza che si sapesse in giro. Funziona così: si parte da Olimpia con quella ufficiale e con alcune al seguito, tutte accese nello stesso braciere, perché qualche guaio può sempre capitare. Quattro anni fa, a Londra, si spense per un guasto al bruciatore mentre la portava un atleta paralimpico di badminton; la settimana scorsa, in una cittadina costiera dello Stato di Rio, ci hanno pensato i contestatori dei Giochi, in segno di protesta contro un grande evento che nell'ultimo periodo ha visto crescere il malcontento. Attacchi alla fiamma olimpica si erano già visti anche a Sydney e Pechino, ma erano gesti più isolati; in Brasile, invece, recessione economica e crisi politica hanno convinto la maggioranza dei cittadini che i Giochi siano arrivati nel momento meno adatto. Ecco allora gli striscioni di accoglienza degli agenti di polizia all'aeroporto ("Benvenuti all'inferno"), per protestare contro i ritardi nel pagamento degli stipendi. Ecco le manifestazioni degli impiegati statali, scesi in piazza perché nell'imbuto delle Olimpiadi finiscono i soldi delle loro pensioni. Ecco l'assenza di Dilma Rousseff, presidente destituita e sotto impeachment, alla cerimonia di questa sera: due anni fa si beava dei Mondiali come se dovesse giocarli lei, ora teme di essere travolta dai fischi di un Paese intero. ©RIPRODUZIONE RISERVATA