L’autopsia diventa virtuale con tecnica d’avanguardia
di Rita Cola wIVREA Mario Alexandru Apostol ha 51 anni ed è un medico legale dell'Asl/To4. Dalla sua, oltre ovviamente a una laurea e a una specializzazione, ha un dottorato di ricerca in scienze forensi e ha frequentato alcuni corsi iperspecialistici in Olanda sull'analisi delle tracce ematiche e delle intepretazioni delle scene del crimine. Dire che è appassionato del suo lavoro è riduttivo, basti dire che, nel suo tempo libero, ha frequentato nel 2013 all'università di Zurigo, un corso di formazione in quella che oggi si definisce autopsia virtuale, metodo innovativo per indagare le cause della morte senza per forza sezionare il cadavere. L'università di Zurigo, con altri tre centri, è in pratica dove è nata questa nuova disciplina. I suoi specialisti - e Apostol lo è - sono riuniti nella International society of forensic radiology and imaging. Mario Apostol, oltre al suo lavoro all'Asl, viene chiamato spesso come consulente tecnico medico legale per numerose procure e tribunali italiani. Dopo i recenti studi di Zurigo, per approfondire il tema delle autopsie virtuali, si è dotato del software per interpretare le immagini, raccogliendo, sul campo, già oltre quaranta casi. La tecnica dell'autopsia virtuale mette insieme, in sostanza, competenze medico legali con quelle di indagine radiologica: riduce di fatto i costi, accelera i tempi per i primi riscontri, e, in moltissimi casi, rende superfluo il riscontro diagnostico o l'autopsia. Questa tecnica, al momento, è utilizzata in pochissimi centri in Italia anche perché gli specialisti sono rari. E adesso la direzione dell'Asl/To4 ha attivato un gruppo di lavoro coordinato dallo stesso Apostol per diffondere nell'azienda sanitaria l'utilizzo dell'autopsia. Apostol ha redatto un progetto specifico, che si chiama Digitopsy, acronimo di digital e autopsy. «L'autopsia digitale - spiega Apostol - è una sovraspecializzazione e punto di incontro della patologia forense, la radiologia diagnostica e l'anatomia patologica». Nella sostanza, sul cadavere si può fare una Tac e poi, quelle immagini, esaminate con un particolare software, consentono di avere una visibilità tridimensionale del corpo e del suo interno senza, appunto, sezionarlo fisicamente. I vantaggi sono evidenti e in alcuni casi già sperimentati si sono avute risposte rapide sulle cause di morte. In tre casi, ad esempio, erano state trovate morte delle persone in circostanze che lasciavano aperte ogni possibilità. Grazie all'autopsia virtuale, però, nel giro di qualche ora è stato possibile scoprire che si trattava di morti naturali, e la causa era evidente. Addirittura, è possibile rielaborare le immagini di una Tac effettuata su un paziente, ad esempio ferito, e ricostruire quindi con esattezza, in caso di necessità, una sorta di autopsia indietro nel tempo. Del gruppo di lavoro fanno parte il medico legale Paolo Gualtieri, gli anatomopatologi Renzo Orlassino, Valter Pezzuto, Rossella Fanara, i radiologi Giovanni Gatti, Mario De Palma, Rina Lovato, Roberto Gallo, Paolo Boero, Vincenzo Tartaglia e Francesca Gisolo.