Guerra di consulenze per Abbattista

di Mauro Giubellini wIVREA È attesa entro questa sera l'ordinanza del giudice Chinaglia, del Tribunale del riesame, chiamato a decidere su una nuova istanza di scarcerazione per Caterina Abbattista, 45 anni, madre di Gabriele Defilippi, 21 anni, in carcere con il figlio e con l'amante di quest'ultimo Roberto Obert, 54 anni, per l'omicidio dell'insegnante Gloria Rosboch, 49 anni. Il primo tentativo dei suoi legali Erica Gilardino e Matteo Grognardi per ottenerne la scarcerazione o, in subordine, gli arresti domiciliari, era stato respinto. Quindi il ricorso in Appello. L'udienza si è tenuta lunedì mattina a Torino, dalle 9,30 alle 11 circa. La perizia di un ingegnere dell'università di Roma-La Sapienza, Roberto Cusani, potrebbe segnare un punto a favore della Abbattista, madre di Gabriele Defilippi, uno dei due assassini. Secondo la consulenza, la rete dati del telefonino della donna ha agganciato una cella di Montalenghe, come sostenuto dagli inquirenti, ma la rete voce sarebbe rimasta agganciata a una cella di Ivrea. Lei aveva detto di essere rimasta tutto il giorno in ospedale, dove lavorava come operatrice sanitaria nel reparto di Pediatria. Il procuratore di Ivrea, Giuseppe Ferrando, ha invece fortemente ribadito la richiesta di misura cautelare in carcere sostenendo che le perizie fin qui prodotte dai carabinieri non lasciano invece spazio a margini di dubbio e che la donna si sarebbe mossa da Ivrea. «La nostra assistita - ha sintetizzato il giovane legale Matteo Grognardi anche a none della collega Erica Gilardino - è stata in carcere sino ad oggi senza una prova concreta circa la sua presunta colpevolezza. Ricordiamo che Caterina Abbattista è accusata di concorso in omicidio sulla base di un ipotetico aiuto fornito al figlio Gabriele Defilippi e all'amico di famiglia Roberto Obert nelle ore successive al delitto. Aiuto che i due uomini hanno univocamente negato in più occasioni». Il badge della Abbattista dice che il suo ingresso in ospedale ad Ivrea è stato alle 14,47 e l'uscita per fine turno alle 22,55. Ma alle 19,19 di quel 13 gennaio il suo cellulare risultava essere agganciato alla cella di Montalenghe. Il dottor Ferrando sul punto è stato di una chiarezza esemplare: «Gli accertamenti dei Ros (la cui perizia definitiva però non è ancora nelle mani del procuratore capo ndr) la collocano senza lasciare spazio a dubbio alcuno in una zona diversa da quella in cui lei afferma di essere stata». «Il dubbio c'è. Ed è enorme - ribattono invece i legali della Abbattista - il nostro consulente ha passato al setaccio tutta l'attività del cellulare della madre di Defilippi per il periodo antecedente e successivo al delitto. Il primo dicembre, ad esempio, alle 15,17 era agganciato alla cella di corso Giulio Cesare a Torino. Tre minuti dopo a quella di Ivrea. Torino - Ivrea non è una distanza percorribile in così breve tempo. Quindi l'ipotesi di un "rimbalzo" anche per quella chiamata del 13 gennaio è più che fondata». Massimo riserbo invece sulle testimonianze. Una delle colleghe della Abbattista, risentita, ha leggermente modificato la sua prima versione passando da un «sono quasi sicura che non si sia mossa» ad un più blando «non ricordo bene». Perché? Il sospetto, suffragato anche da alcune dichiarazioni rilasciate durante gli interrogatori dal figlio minore di Abbattista e dall'ultima fidanzata di Gabriele, Sonia Sabhou (che ha frequentato a lungo anche la loro casa anche come baby sitter) lasciano intendere che la donna, con la complicità di alcuni colleghi, uscisse spesso dall'ospedale pur risultando in servizio. Su questo punto l'Asl/To4 ha aperto un'indagine interna sulla quale è stato chiesto ai dipendenti di non fare commenti con nessuno. Indicazione presa alla lettera con i giornalisti. Si saprà presto se invece, davanti ai magistrati con il rischio di finire davanti a un giudice per falsa testimonianza in un processo che sarà sotto i riflettori di tutti i media nazionali, qualcuno si ricorderà dov'era Caterina Abbattista quel 13 gennaio.