LA FESTA CHE NON C’È
Torna in campo la Francia (gruppo A), dopo la magia di Payet che a due minuti dal novantesimo ha reso più dolce l'esordio contro la Romania. Ma la voglia di sorridere non è tanta, un po' per ragioni extracalcistiche e molto perché in questi 6 anni - da quando cioè l'Uefa di Platini assegnò gli Europei alla Francia di Platini - è cambiato tutto. Gli altri candidati, quel 28 maggio 2010 a Ginevra, erano la Turchia, che ancora ammiccava all'Europa, e l'Italia, governata da un Berlusconi stretto a tenaglia fra lo spread e il bunga bunga. Pogba era un ragazzino appena rubato al Le Havre dal Manchester United, Griezmann aveva firmato il primo contratto da professionista nella serie B spagnola, Deschamps faceva meraviglie alla guida dell'Olympique di Marsiglia; la Francia di Domenech arrancava in campo, ma andava forte nelle stanze dei bottoni: il gol di mano che rubò i mondiali all'Irlanda del Trap ancora grida vendetta. Merito di Platini, appunto, e di un'ascesa che - si pensava - lo avrebbe presto portato alla guida della Fifa; invece scoppiò, forse a orologeria, lo scandalo dei soldi presi da Blatter per consulenze, e da lì le accuse di corruzione e falso poi cadute, e la squalifica di 4 anni per il conflitto di interesse che oggi lo ha di fatto prepensionato. Il copione prevedeva che fosse lui a consegnare la Coppa alla sua Francia, nell'apoteosi della Grandeur; la realtà di questi primi giorni, tra attentati e violenze in piazza, a tutto assomiglia tranne che a una festa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA